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Verso quale galleria?
Intervista a Orlando Piraccini
di Daniela Grossi
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Orlando Piraccini è nato a Cesena nel 1948. Studioso e critico d’arte, giornalista, opera attualmente all’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, dove tra l’altro è redattore della rivista IBC. Autore di progetti museali e curatore di mostre dedicate specialmente all’arte del Novecento, ha all’attivo un vastissimo numero di pubblicazioni, tra le quali figurano monografie di artisti contemporanei e diversi repertori dedicati al patrimonio artistico otto-novecentesco in ambito emiliano. Fa parte del Comitato Scientifico di Villa Franceschi.

Mentre prende avvio la Villa Franceschi virtuale e ci troviamo nella fase finale di strutturazione del museo reale, anche sulla base degli indirizzi elaborati dal comitato scientifico, come prefiguri che sarà la Gallera Villa Franceschi?

Intanto, si chiamerà galleria, ma niente a che vedere, ne sono certo, con quei tunnel museali nei quali l’arte dei nostri tempi si trova solitamente reclusa risultando di fatto poco invitante per i visitatori. Villa Franceschi diventerà qualcosa d’importante se saprà essere innanzitutto attraente, un luogo confortevole. Se sarà uno spazio aperto alla rappresentanza e all’incontro delle odierne culture artistiche con le loro molteplici e variegate espressioni, ma anche specola protesa sul vasto orizzonte della creatività contemporanea, in grado al tempo stesso di cogliere anche episodi e manifestazioni d’inventiva e di operosità direttamente innestati nella realtà e nell’ambito territoriale locali.
E quindi spazio aperto per le opere d’arte, ovviamente. Ma anche libero spazio per la conoscenza dell’arte contemporanea, grazie alla dotazione di fonti tradizionali della ricerca così come di quelle tecnologicamente più avanzate ed idonee ad una esplorazione davvero globale.
Immagino una “Franceschi” poco museo e persistentemente molto villa, insomma. Una villa per l’arte, dentro la quale si possa “star bene” tutti: quelli che espongono e propongono, quelli che osservano e quelli che studiano, quelli che navigano, quelli che imparano a fare arte, quelli che semplicemente curiosano. Una villa aperta alla vaga e mirabolante creatività giovanile, una villa nella quale trovi perfino asilo la giocosa laboriosità degli artisti in erba.

Cos’altro immagini che accadrà nella Galleria?

In primo luogo, naturalmente, che si dia spazio al patrimonio artistico comunale, quello costituito dalle centinaia di opere acquisite dal dopoguerra ad oggi, che comprende non pochi esemplari d’un certo interesse. Non va dimenticato che la Galleria potrà anche contare su un consistente nucleo di proprietà della Regione Emilia-Romagna già depositato a Riccione. Si tratta di un gruppo di opere davvero rappresentativo della vicenda figurativa italiana del dopoguerra, incentrato nella cosiddetta Raccolta Arcangeli con dipinti di artisti appartenenti alla sfera critica del celebre studioso bolognese.

Una galleria che si rispetti conserva, valorizza, promuove, incrementa il proprio patrimonio e questo di sicuro accadrà anche a Villa Franceschi. Poi c’è una storia, recente quanto si vuole, come quella novecentesca, che va riscoperta e riproposta. E’ una storia che riguarda Riccione città balneare, ma anche Riccione centro vitale di cultura e di arte, come attestano certi eventi espositivi, manifestazioni, iniziative pubbliche risalenti ai decenni passati. E’ su queste radici, in fondo, che s’innesta naturalmente l’odierna galleria di Villa Franceschi.

Dato l’attuale contesto delle arti visive, come valuti la strada intrapresa dall’Amministrazione comunale di Riccione per la costruzione di una rete di rapporti con i più diversi soggetti che operano nel mondo dell’arte, a cominciare da quelli istituzionali?

Già ora, in questa fase per così dire virtuale di Villa Franceschi, mi pare che l'Amministrazione Comunale di Riccione stia egregiamente operando per costruire una rete di rapporti, di intese, di negoziati con altre istituzioni, con altri soggetti ugualmente interessati ai fenomeni della creatività artistica del nostro tempo. Mi sembra che un tale impegno risponda tra l'altro ad un preciso indirizzo, quello del rafforzamento del sitema museale regionale, che vede impegnata con ottimi risultati la stessa Amministrazione Provinciale di Rimini.

Tutto questo nella piena consapevolezza, io credo, che l'arte contemporanea è ancora in Italia la cenerentola della cultura nazionale, se si guarda a quel che sono oggi i reali investimenti ad esempio nella direzione degli incrementi patrimoniali dei musei pubblici, alla carenza di strumenti incentivanti a favore della creatività giovanile, all'arretratezza del sistema formativo nel campo delle arti visive e via dicendo. Per questo, un museo che nasce rappresenta un evento di straordinaria importanza anche per il contributo che può fornire alla ripresa del sistema delle arti visive nel nostro paese, cominciando proprio dalle singole realtà locali nelle quali esso si trova ad operare.

A me sembra che per le motivazioni e le intenzioni che l'Amministrazione Comunale di Riccione ha messo in campo, Villa Franceschi stia già attirando molte attenzioni su di sé dal mondo delle arti e della cultura contemporanea in genere.

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