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Nato
il 23 febbraio 1971 a Mostar (Hercegovina), Dinko Glibo è
in Italia dal 1992. Attualmente, dopo aver sostato in varie città,
vive e lavora a Forlì. E iscritto al III anno dellAccademia
di Belle Arti di Bologna, dove frequenta il corso di pittura del
prof. Pozzati. Ha già esposto in numerose collettive e personali
(lultima alla Sala Silentium di Bologna), ottenendo successo
di critica e di pubblico. E anche autore delle illustrazioni
di Stari Most. Il ponte vecchio di Mostar (Campanotto Editore, 1998),
raccolta del poeta forlivese Davide Argnani, sul tema del conflitto
e della difficile situazione della Bosnia-Erzegovina.
Parlaci
un po della tua arte, di ciò che ti spinge a dipingere,
dei tuoi lavori
Larte è per me, in primo luogo, un potente mezzo espressivo,
uno strumento per esprimere quello che sono e che sento. Uno dei
simboli più presenti nelle mie opere sono i ponti. A partire
dal Ponte di Mostar, simbolo di uno scempio senza ragioni, metafora
di unione tra vita e morte, tra pace e guerra, tra popoli divisi.
Quando dipingo ponti mi sento come un costruttore di passaggi, una
persona che desidera unificare e farsi luogo di relazioni. Dipingo
ponti come fossero ritratti, cerco in essi punti di confronto e
di incontro. Il ponte di Mostar ha fatto incontrare i popoli di
Oriente ed Occidente. Dovrebbe essere ricostruito
Io stesso, dipingendo, mi sento ponte, anello di giunzione
e di collegamenti: tra me stesso e lopera, tra me stesso e
laltro-da-me.
La tua arte ha in qualche modo rapporti con il Computer e le nuove
tecnologie?
Io non so usare il Computer, ma mi rendo conto che potrebbe essere
uno strumento in più, che potrebbe contribuire ad un rapporto
alternativo tra lartista, lopera darte e la sua
fruizione.
Ritieni che l'arte possa avere
una valenza sociale, avere un ruolo ad esempio
nel sostegno alla pace, contribuire a cambiare le cose?
Larte è sempre legata al momento che viviamo e allartista
nel suo percorso di vita. Non si può vivere fuori dal contesto,
è quasi inevitabile partecipare, prendere posizione. Ci sono
tuttavia momenti diversi: non tutto il mio Opus è legato
a temi sociali.
Le cose bisogna in primo luogo sentirle: il ponte di Mostar è
stato distrutto, ed è per questo che disegno ponti. Miei
soggetti sono il Mediterraneo e le sue culture, viste dalla parte
della sofferenza, ma affronto anche temi più concettuali,
come la pittura di melograni o tavoli
Quali tecniche pittoriche ti
coinvolgono maggiormente?
Preferisco la matita, anche per disegni grandi, ma utilizzo anche
altre tecniche, come la pittura ad olio. Mi piace molto lavorare
su materiali grezzi: tele di juta, di cotone naturale, di sacco
Prediligo i colori tenui.
Cosa stai facendo attualmente?
Raccontaci qualcosa del tuo percorso, umano ed artistico
Nel 1991 avevo provato ad entrare allAccademia di Belle arti
di Sarajevo, ma non vi sono stato ammesso, accettavano solo pochissimi
ragazzi; poi mi sono iscritto anche alla facoltà di Ingegneria,
e naturalmente ho resistito poco
Ora frequento lAccademia
di Bologna e mi trovo bene; con il maestro Concetto Pozzati sto
approfondendo larte concettuale. Trovo importante apprendere
diverse tecniche e differenti modalità espressive, anche
se in fondo ciò che realmente conta è trovare la propria
maniera, giungere ad esprimere se stessi attraverso la propria arte.
Programmi per il futuro?
Sono aperto ad ogni esperienza creativa. Il mio prossimo progetto
è lillustrazione di un libro di favole per bambini.
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Mi avevano chiesto perché proprio i ponti. E
da cinque anni che non faccio altro che dipingere ponti. Talvolta
vorrei essere un ponte in modo da poter legare i monti
con le mie mani, unire case, culture e persone
E dopo tutto
questo non mi sento più come un pittore ma mi sento muratore
che prova a ricostruire idealmente ciò che ha distrutto
(Dinko Glibo)
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Mostra Virtuale
Disegni
di Dinko Glibo
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