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Segni,
tratti di matita, di pennello o di mouse.
Tracce di senso, figure e simboli del linguaggio artistico e dell'immaginazione
come veicolo di segni di pace.
L'arte, intesa come mezzo di comunicazione universale, ha il potere
di superare ogni barriera culturale, linguistica, geografica, economica
e politica.
Rappresenta, quindi, uno strumento indispensabile
per favorire il reciproco rispetto, la tolleranza e la solidarietà
tra i popoli: in una parola, la pace. Salvare il mondo attraverso
l'arte è il sogno di chi larte la fa e di chi la fruisce.
L'arte, di per sé scandalosa e rivoluzionaria, come ogni alta
forma di forte espressione umana, quando è vera arte può
davvero contribuire a cambiare le cose. Grande interprete della memoria
e delle tradizioni del passato, sempre proiettata verso il futuro
e il sogno, è spesso in grado di aprire nuovi orizzonti interculturali,
dove gli interessi dei popoli possono coabitare pacificamente.
L'arte è spesso denuncia, sia nelle dirette descrizioni di
morte, disperazione e violenza; nelle immagini di guerra, battaglie,
o uomini in veste d'armatura; sia nellespressione del suo contrario
quale contrappunto alla drammaticità della guerra, nelle immagini
di pace, nei soggetti quotidiani di amore familiare, di vita, di gioia,
di gioco, di religiosità, dei valori dell'arte e della cultura
contro quelli dell'odio e della violenza. Arte come tragica documentazione
e insieme apertura alla speranza di pace e di rinnovata libertà.
Larte è un urlo (N.d.R. lurlo è gesto icona
dell'espressionismo) contro gli orrori della storia. E sempre,
in qualche modo, giudizio sulla realtà in opere contenutisticamente
violente, dal punto di vista della denuncia, ma anche attraverso uno
stile atto a scardinare gli equilibri costituiti, in opere dal contenuto
più ambiguo.
In questo contesto, la pittura religiosa assume un ruolo del tutto
speciale: in essa sofferenza, disperazione e pace convivono e si esprimono
allo stesso tempo.
(vedi Miserere
di Georges Rouault)
Buona lettura.
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La pace sembra di rado
regnare su questo mondo angosciato da ombre e parvenze
(Georges Rouault nella prefazione al Miserere,
serie di 58 incisioni eseguite tra il 1914 e il 1927)
Si, io ho coscienza di aver sempre lottato con la mia pittura,
da vero rivoluzionario. Ma ho capito che neanche ciò può
bastare. Questi anni di oppressione terribile mi hanno dimostrato
che io devo combattere non soltanto con la mia arte, ma con tutto
me stesso [
] Guernica è l'opera con la quale
ho denunciato nella maniera più forte possibile la mia protesta
contro il bombardamento della cittadina basca il cui nome da il
titolo al quadro, contro la violenza, contro la barbarie e la guerra.
Vi domanderete come possa lavorare per la società un artista
che, come me, dipinge in un modo così difficile da capire
per la gente comune [
] Ebbene, dipingo così perché
è il risultato del mio pensiero. Ho lavorato anni e anni
per ottenere questi risultati e se facessi un passo indietro sarebbe
un'offesa per il popolo, perché tali risultati sono realmente
il frutto del mio pensiero. Io sono un surrealista, non sono mai
uscito dalla realtà. Sono sempre rimasto nella realtà
della realtà. Quando qualcuno desidera esprimere la guerra
può trovare più elegante e letterario raffigurare
una freccia e un arco, infatti sono esteticamente belli, ma io,
se voglio esprimere la guerra, userò un mitra. Per questo
ho usato armi moderne combinate a immagini simboliche della mitologia
spagnola: il toro rappresenta la brutalità, il cavallo il
popolo.
(Picasso, riferendosi a Guernica,
1937)
Per rappresentare il volto della guerra non ho mai pensato
ad un volto in particolare, eccetto quello della mostruosità.
- e riferendosi ai due grandi pannelli La guerra
e La pace dipinti nel 1952 per la cappella di
Vallauris: ecco perché non ho mai potuto immaginare
il volto della guerra senza quello della pace.
(Pablo Picasso, 1953)
Un artista, che lavora con i valori spirituali, non può
rimanere indifferente ai conflitti o ai massacri.
(Telegramma del 1937, inviato da Picasso alla famiglia durante
gli anni della guerra civile)
Ora questa porta non è
più mia, ma se fosse mia vorrei mettere il pannello della
guerra come lastra sulla soglia a far da pavimento sul limitare
perché fosse calpestato da chiunque e tenuto perennemente
sotto i piedi della gente, fino a cancellarne le immagini, nel ritmo
inarrestabile del suo cammino di folla.
(Giacomo Manzù,
in occasione dell'inaugurazione della Porta
della Pace e della Guerra
a Rotterdam)
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