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Segni di pace | di Barbara Bianchi

Shin Matsunaga, Giappone 1986Segni, tratti di matita, di pennello o di mouse.
Tracce di senso, figure e simboli del linguaggio artistico e dell'immaginazione come veicolo di “segni di pace”.
L'arte, intesa come mezzo di comunicazione universale, ha il potere di superare ogni barriera culturale, linguistica, geografica, economica e politica.

Rappresenta, quindi, uno strumento indispensabile per favorire il reciproco rispetto, la tolleranza e la solidarietà tra i popoli: in una parola, la pace. Salvare il mondo attraverso l'arte è il sogno di chi l’arte la fa e di chi la fruisce.

L'arte, di per sé scandalosa e rivoluzionaria, come ogni alta forma di forte espressione umana, quando è vera arte può davvero contribuire a cambiare le cose. Grande interprete della memoria e delle tradizioni del passato, sempre proiettata verso il futuro e il sogno, è spesso in grado di aprire nuovi orizzonti interculturali, dove gli interessi dei popoli possono coabitare pacificamente.

L'arte è spesso denuncia, sia nelle dirette descrizioni di morte, disperazione e violenza; nelle immagini di guerra, battaglie, o uomini in veste d'armatura; sia nell’espressione del suo contrario quale contrappunto alla drammaticità della guerra, nelle immagini di pace, nei soggetti quotidiani di amore familiare, di vita, di gioia, di gioco, di religiosità, dei valori dell'arte e della cultura contro quelli dell'odio e della violenza. Arte come tragica documentazione e insieme apertura alla speranza di pace e di rinnovata libertà.

L’arte è un urlo (N.d.R. l’urlo è gesto icona dell'espressionismo) contro gli orrori della storia. E’ sempre, in qualche modo, giudizio sulla realtà – in opere contenutisticamente violente, dal punto di vista della denuncia, ma anche attraverso uno stile atto a scardinare gli equilibri costituiti, in opere dal contenuto più ambiguo.

In questo contesto, la pittura religiosa assume un ruolo del tutto speciale: in essa sofferenza, disperazione e pace convivono e si esprimono allo stesso tempo.
(vedi
Miserere di Georges Rouault)

Buona lettura.

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“La pace sembra di rado regnare su questo mondo angosciato da ombre e parvenze”
(Georges Rouault nella prefazione al Miserere, serie di 58 incisioni eseguite tra il 1914 e il 1927)

“Si, io ho coscienza di aver sempre lottato con la mia pittura, da vero rivoluzionario. Ma ho capito che neanche ciò può bastare. Questi anni di oppressione terribile mi hanno dimostrato che io devo combattere non soltanto con la mia arte, ma con tutto me stesso […] Guernica è l'opera con la quale ho denunciato nella maniera più forte possibile la mia protesta contro il bombardamento della cittadina basca il cui nome da il titolo al quadro, contro la violenza, contro la barbarie e la guerra. Vi domanderete come possa lavorare per la società un artista che, come me, dipinge in un modo così difficile da capire per la gente comune […] Ebbene, dipingo così perché è il risultato del mio pensiero. Ho lavorato anni e anni per ottenere questi risultati e se facessi un passo indietro sarebbe un'offesa per il popolo, perché tali risultati sono realmente il frutto del mio pensiero. Io sono un surrealista, non sono mai uscito dalla realtà. Sono sempre rimasto nella realtà della realtà. Quando qualcuno desidera esprimere la guerra può trovare più elegante e letterario raffigurare una freccia e un arco, infatti sono esteticamente belli, ma io, se voglio esprimere la guerra, userò un mitra. Per questo ho usato armi moderne combinate a immagini simboliche della mitologia spagnola: il toro rappresenta la brutalità, il cavallo il popolo.”
(Picasso, riferendosi a
Guernica, 1937)

“Per rappresentare il volto della guerra non ho mai pensato ad un volto in particolare, eccetto quello della mostruosità.”
- e riferendosi ai due grandi pannelli “La guerra” e “La pace” dipinti nel 1952 per la cappella di Vallauris: “ecco perché non ho mai potuto immaginare il volto della guerra senza quello della pace.”
(Pablo Picasso, 1953)

“Un artista, che lavora con i valori spirituali, non può rimanere indifferente ai conflitti o ai massacri.”

(Telegramma del 1937, inviato da Picasso alla famiglia durante gli anni della guerra civile)

“Ora questa porta non è più mia, ma se fosse mia vorrei mettere il pannello della guerra come lastra sulla soglia a far da pavimento sul limitare perché fosse calpestato da chiunque e tenuto perennemente sotto i piedi della gente, fino a cancellarne le immagini, nel ritmo inarrestabile del suo cammino di folla.”
(
Giacomo Manzù, in occasione dell'inaugurazione della “Porta della Pace e della Guerra” a Rotterdam)

 

Sommario
Numero 8 Dicembre 2003

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Belvedere
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Stefano Campana, architetto e incisore della città celeste
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«Ordinario straordinario»: Frisoni intervista Frisoni
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La mia città immaginata. Rimini nelle parole e nell'arte di Fellini
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Rimini porta d'Oriente
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Galleria
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Terra di passaggio
l'arte nel riminese e il legame col territorio
- L'arte nel riminese dal 300 all'800
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L'arte nel riminese nel 900
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- Il panorama dell'arte contemporanea
nel riminese

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Mostre Virtuali
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Galleria on line
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ILLUSTRISSIMI
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Terrazza
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Crepapelle: storia di una collettiva riminese
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Eventi
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I link del mese:
Viaggio nella Rete
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Giardino
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Creatività e didattica: esperienze in Regione
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Creolo
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