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Cè
stato chi, recensendo, lha definita una mostra sulla memoria
della memoria. Questo è stata La Premiata Resistenza,
litinerante esposizione presentata alcuni anni fa dallIstituto
per i Beni Culturali, che riuniva opere darte legate ai principali
concorsi darte banditi nella nostra regione tra gli anni cinquanta
e sessanta: opere largamente sconosciute, dimenticate, incredibilmente
finite estranee alla sfera della memoria viva attorno ai fatti della
resistenza e della guerra.
Da quella esposizione, che ha segnato il
ritrovamento dun patrimonio culturale inaspettatamente diffuso
e ricco di esemplari prestigiosi, discendono ancor oggi spezzoni
allestitivi in varie città della nostra regione. Gli ultimi,
in ordine di tempo, a Fusignano nel ravennate, con i quadri premiati
nelle due edizioni (1960 e 61) del "Premio Marzabotto"
e, più di recente, con le opere darte legate al mito
dei fratelli e di papà Cervi.
Nuovi elementi contribuiscono dunque alla conoscenza di uno dei
momenti più significativi della vicenda artistica del novecento;
al tempo cioè della dialettica fra astrattismo e realismo,
così profondamente segnato, per un verso o per l'altro, dalla
militante passione delle giovani generazioni artistiche dallora,
dalle loro illusioni ideologiche, dalle inquietudini e dalle insofferenze
rispetto alle problematicità del presente, ma anche da una
comune denuncia degli orrori appena vissuti e da un profondo sentimento
di pace e di fratellanza. I quadri di memoria, giovanili
o della prima maturità di artisti come Pizzinato,
Romagnoni, Cappelli,
Sughi, Piraccini,
Boschi, Xavier
Bueno, Guerreschi,
Chessa, Ilario
Rossi, Borgonzoni
(ma si potrebbe dire anche le grandi sculture urbane di Mazzacurati,
Biancini, Morri,
Giò Pomodoro,
Minguzzi ed altri),
tracciano un percorso di impegno sociale che conduce direttamente
fino allarte della pace del nostro tempo, quella praticata
specialmente dai giovani artisti doggi.
E proprio sul perdurante valore di testimonianza di queste opere
scriveva tra laltro Ezio
Raimondi:
E' naturale che una rassegna come Premiata resistenza
inviti a riconsiderare le questioni, i dibattiti, le esperienze,
le narrazioni, gli incontri, le immagini di quegli anni oramai lontani,
soprattutto alla luce di una fine di secolo che, nel mutare fragoroso
e drammatico dei suoi scenari, ci ha quasi resi posteri di noi stessi.
A parte la qualità delle testimonianze figurative e delle
composizioni iconografiche, ciò che interessa è la
spinta a costruire un immaginario collettivo, una sorta di museo
della coscienza legato allevento decisivo della nostra storia
nazionale, anche a rischio di una interpretazione di parte che ci
riporta al primo dopoguerra, ai suoi duri conflitti politici, alle
speranze, alle contraddizioni, agli slanci, agli errori di una repubblica
imperfetta, insieme arcaica e moderna. Oggi molte cose sono mutate
e ciò che sembrava certo viene rimesso in discussione. Come
ha scritto di recente Claudio
Pavone proprio in rapporto a un libro nato dalla Resistenza,
mentre la memoria continua nella sua elaborazione e illumina avvenimenti,
figure, emozioni, il lavoro storiografico approfondisce le sue domande,
affina e trasforma le sue categorie interpretative di fronte a schemi
cristallizzati sempre più inerti. Si pensi al concetto, oggi
per molti centrale, di Resistenza civile.
Oltre ai nuclei formatisi fin dagli anni 50 con i premi della
Resistenza (si vedano tra gli altri, Ferrara, Museo del Risorgimento;
Bologna, Raccolta ANPI, Novellara, Raccolta Comunale,
Marzabotto, Raccolta Comunale), nelle gallerie e raccolte
pubbliche della nostra regione sono presenti altre pregevoli opere
dalla cosiddetta generazione di mezzo fino alle ultime leve
iscrivibili nella sfera della pittura dimpegno sociale,
dalle memorie resistenziali alla difesa dei valori della pace, dalla
denuncia contro le guerre al sostegno ai popoli in lotta contro
loppressione delle dittature.
Del notissimo artista cileno Roberto Sebastian Matta figurano
nella Raccolta Comunale dArte Moderna di Riccione tre
interessanti opere grafiche. Intitolate Chile libre,
sono state eseguite dal maestro allepoca del sanguinoso colpo
di stato cileno, in solidarietà con il suo popolo in lotta
per la riconquista della democrazia.
La cartella litografica che comprende le tre opere riprodotte nella
galleria
fu acquistata dal Comune di Riccione nel 1984 dal Centro Culturale
Pablo Neruda.
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