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Pace e arte tra memoria e presente | di Orlando Piraccini
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Albe Steiner, Italia 1956C’è stato chi, recensendo, l’ha definita una mostra sulla memoria della memoria. Questo è stata La Premiata Resistenza, l’itinerante esposizione presentata alcuni anni fa dall’Istituto per i Beni Culturali, che riuniva opere d’arte legate ai principali concorsi d’arte banditi nella nostra regione tra gli anni cinquanta e sessanta: opere largamente sconosciute, dimenticate, incredibilmente finite estranee alla sfera della memoria viva attorno ai fatti della resistenza e della guerra.

Da quella esposizione, che ha segnato il ritrovamento d’un patrimonio culturale inaspettatamente diffuso e ricco di esemplari prestigiosi, discendono ancor oggi spezzoni allestitivi in varie città della nostra regione. Gli ultimi, in ordine di tempo, a Fusignano nel ravennate, con i quadri premiati nelle due edizioni (1960 e ’61) del "Premio Marzabotto" e, più di recente, con le opere d’arte legate al “mito” dei fratelli e di papà Cervi.

Nuovi elementi contribuiscono dunque alla conoscenza di uno dei momenti più significativi della vicenda artistica del novecento; al tempo cioè della dialettica fra astrattismo e realismo, così profondamente segnato, per un verso o per l'altro, dalla militante passione delle giovani generazioni artistiche d’allora, dalle loro illusioni ideologiche, dalle inquietudini e dalle insofferenze rispetto alle problematicità del presente, ma anche da una comune denuncia degli orrori appena vissuti e da un profondo sentimento di pace e di fratellanza. I quadri ‘di memoria’, giovanili o della prima maturità di artisti come Pizzinato, Romagnoni, Cappelli, Sughi, Piraccini, Boschi, Xavier Bueno, Guerreschi, Chessa, Ilario Rossi, Borgonzoni (ma si potrebbe dire anche le grandi sculture urbane di Mazzacurati, Biancini, Morri, Giò Pomodoro, Minguzzi ed altri), tracciano un percorso di impegno sociale che conduce direttamente fino all’arte della pace del nostro tempo, quella praticata specialmente dai giovani artisti d’oggi.

E proprio sul perdurante valore di testimonianza di queste opere scriveva tra l’altro Ezio Raimondi:
“E' naturale che una rassegna come ‘Premiata resistenza’ inviti a riconsiderare le questioni, i dibattiti, le esperienze, le narrazioni, gli incontri, le immagini di quegli anni oramai lontani, soprattutto alla luce di una fine di secolo che, nel mutare fragoroso e drammatico dei suoi scenari, ci ha quasi resi posteri di noi stessi. A parte la qualità delle testimonianze figurative e delle composizioni iconografiche, ciò che interessa è la spinta a costruire un immaginario collettivo, una sorta di museo della coscienza legato all’evento decisivo della nostra storia nazionale, anche a rischio di una interpretazione di parte che ci riporta al primo dopoguerra, ai suoi duri conflitti politici, alle speranze, alle contraddizioni, agli slanci, agli errori di una repubblica imperfetta, insieme arcaica e moderna. Oggi molte cose sono mutate e ciò che sembrava certo viene rimesso in discussione. Come ha scritto di recente Claudio Pavone proprio in rapporto a un libro nato dalla Resistenza, mentre la memoria continua nella sua elaborazione e illumina avvenimenti, figure, emozioni, il lavoro storiografico approfondisce le sue domande, affina e trasforma le sue categorie interpretative di fronte a schemi cristallizzati sempre più inerti. Si pensi al concetto, oggi per molti centrale, di Resistenza civile”.

Oltre ai nuclei formatisi fin dagli anni ’50 con i premi della Resistenza (si vedano tra gli altri, Ferrara, Museo del Risorgimento; Bologna, Raccolta ANPI, Novellara, Raccolta Comunale, Marzabotto, Raccolta Comunale), nelle gallerie e raccolte pubbliche della nostra regione sono presenti altre pregevoli opere – dalla cosiddetta generazione di mezzo fino alle ultime leve – iscrivibili nella sfera della pittura d’impegno sociale, dalle memorie resistenziali alla difesa dei valori della pace, dalla denuncia contro le guerre al sostegno ai popoli in lotta contro l’oppressione delle dittature.

Del notissimo artista cileno Roberto Sebastian Matta figurano nella Raccolta Comunale d’Arte Moderna di Riccione tre interessanti opere grafiche. Intitolate Chile libre, sono state eseguite dal maestro all’epoca del sanguinoso colpo di stato cileno, in solidarietà con il suo popolo in lotta per la riconquista della democrazia.
La cartella litografica che comprende le tre opere riprodotte nella galleria fu acquistata dal Comune di Riccione nel 1984 dal Centro Culturale Pablo Neruda.

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