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Conversando
con Pino Parini
si può avere l’impressione di perdersi nel caos o di
sentirsi “illuminati”: è in ogni caso un’affascinante
avventura del pensiero.
Si riconosce subito la sua inclinazione a parlare ai ragazzi: il
tono suadente e dolce della voce, lo stile creativo della narrazione,
il vivace racconto delle tante esperienze di chi ha vissuto in primo
piano la vita e la cultura degli ultimi 50 anni. E ad un certo punto
ci si scopre quasi del tutto convinti delle sue opinioni, certi
del potere liberatorio della mente insito nelle sue teorie, ci si
sente stimolati ad approfondire molte delle tante argomentazioni,
e sono già trascorse più di tre ore quando lui, andandosene,
ci annuncia: “di ciò che ho detto non è
vero niente”…
Pino
Parini è un esperto di didattica dell’arte di
fama internazionale. Da qualche tempo sta collaborando con gli Atenei
di Girona e di Barcellona con il progetto “Educar la Mirada”,
‘educare lo sguardo’ – proposta con la quale esporta
oltre i confini le idee sue e della Società di Cultura Metodologico
Operativa, di cui fa attivamente parte, riguardo alla didattica
delle arti. Docente di Teoria della percezione presso la neo-costituita
Accademia delle Belle arti di Rimini, Pino
Parini ha all’attivo svariate pubblicazioni, tra le
quali “Dallo stereotipo alla creatività”
(1993), “I percorsi dello sguardo” (1996) e
testi di educazione artistica per le scuole, oltre a rassegne nazionali
ed internazionali di didattica dell’arte e di psicologia della
figurazione.
Vorremmo, innanzi tutto, conoscere
il tuo punto di vista in relazione ad alcune delle esperienze più
innovative ed importanti che hanno visto la luce nel riminese. Moroni
e la sua scuola del Bornaccino; Bruno Munari; i percorsi attuali
di didattica museale…
Penso al valore di maestri quali Federico
Moroni e Bruno Munari,
si, ma mi vengono in mente anche esperienze odierne interessanti
come quelle di Marco Dallari
o di Francesco de Bartolomeis.
Si tratta di cose importanti, di fermenti che devono essere conosciuti
o ripresi, studiati. La scuola riminese è ricca di esperienze
didattiche di alto valore pedagogico. Come tutte le esperienze,
certo, hanno un valore relativo: sono legate ad un retroterra artistico
e culturale, o ad un particolare momento storico, come è
il caso di quella di Moroni. Moroni
era un istintivo, un pedagogista artista e i suoi allievi hanno
prodotto cose bellissime, ma sono legate a quella determinata esperienza.
Anche la prospettiva di Munari
aveva dei limiti. Pur se molto più attento di altri all’invenzione
creativa – si pensi ai libri tattili o alle macchine
impossibili, per esempio - egli era troppo legato al presupposto
del funzionalismo: ciò che è funzionale è anche
estetico e la forma è inscindibile dalla funzione.
Voglio dire che il recupero di questi maestri, come di altre realtà
storiche, necessitano di un criterio di valutazione che tenga conto
degli sviluppi delle scienze cognitive.
I bambini di Moroni, Severino
e gli altri, hanno fatto cose molto belle, disegni che sono vere
e proprie opere d’arte…
E’ vero, sono davvero bellissimi, ma ciò non significa
che il disegno di ogni bambino sia un’opera d’arte.
L’esperienza di Moroni
resta un’esperienza.
Oggi è frequente guardare il disegno di un bambino e percepirlo
come ‘artistico’. E’ facile estetizzare le forme
convenzionali, ripetute, come quelle che spesso tracciano i bambini,
poiché rispondono a criteri di ‘economia’ mentale,
che è a fondamento della percezione. E spesso sono effettivamente
belle. In questi casi noi attuiamo spesso una proiezione del nostro
schema estetico-mentale nell’opera del bambino, si tratta
di un inganno insieme tragico e sublime… Tuttavia i bambini
sono legati a stereotipi figurativi e linguistici, ad automatismi
del gesto: essi conoscono il singolare, il plurale e i connettivi
del prima e del dopo, e disegnano perlopiù senza la consapevolezza
del rapporto di insieme.
Non si tratta di reprimere la spontaneità dei ragazzi, che
è anzi importante e va stimolata, ma per farlo occorre insegnare
un ‘rigore selettivo del pastrocchio’, far capire che
cosa sono gli stereotipi,
come operano le dinamiche attenzionali
e percettive per agevolare una loro consapevolezza operativa
e il conseguente sviluppo delle facoltà creative.
Voglio farvi un esempio: oggi, al di fuori di certe sezioni più
avanzate, nei musei e nelle gallerie d’arte si pretende che
spiegare i contemporanei sia più semplice che spiegare l’arte
del passato. Si parte da laboratori espressivi e spontanei per i
bambini per arrivare a ‘spiegare’ le opere d’arte.
Ma così facendo, secondo me, non si arriverà mai ad
una vera formazione artistica del bambino: perché questa
ci sia è importante abituare il bambino a conoscere e capire
le figure retoriche del pensiero e del linguaggio.
Innanzi tutto la metafora.
Senza questa consapevolezza sarà impossibile per lui ‘vedere'
le bottiglie di Morandi
o le donne col lungo collo di Modigliani!
E’ fondamentale rendersi conto della funzione simbolica delle
immagini: la metafora è una particolare forma di visione,
che riesce a cogliere i nessi più segreti tra le cose e ad
avvicinare all’oggetto. Ci
sono cose che non si possono vedere con gli occhi. Sta proprio
qui il grosso equivoco della verosimiglianza, portato ancora avanti
dalla didattica tradizionale. Il pittore si pone davanti al mondo
con la sua tavolozza così come il cantautore lo fa con le
proprie parole: con un punto di vista del tutto nuovo cambia le
cose, costruisce il mondo per giungere ad esprimere qualcosa. E
noi dobbiamo educare i ragazzi a vedere non la somiglianza dell’opera
con le cose, ma dove il pittore ha trasgredito.
A Longiano, come “Gruppo
di didattica Operativa” state portando avanti un progetto
molto interessante di ricerca e sperimentazione didattica, insieme
alla Fondazione “Tito Balestra”… Seguite puntualmente
il modello teorico della scuola Operativa Italiana?
Certamente partiamo dalle premesse teoriche e metodologiche della
didattica operativa:
l’analisi dei processi percettivi, le ricerche sulla cibernetica
della mente, gli studi di Ceccato
sulle dinamiche dell’attenzione,
il presupposto della rimozione degli stereotipi… ma non si
tratta di leggi, di assiomi…
A Girona abbiamo proposto un ‘Modello Olistico’
proprio con l’intenzione di superare l’idea di un modello
unico, di andare al di là dell’univocità, e
anche del dualismo… non c’è mai una sola ‘verità’…
E’ fondamentale recuperare la teoria di Thomas
Kuhn sui paradigmi: in alcun caso, per nessuna teoria o modello
– che sia nella scienza, nell’arte, nella filosofia
– si può parlare di leggi valide una volta per tutte,
ma di modelli, di paradigmi, legati alla cultura, al contesto sociale
e linguistico. Da queste basi Kuhn
ha teorizzato la sua critica della scienza, l’abbandono dell’idea
di ‘progresso’ e di quella di valore assoluto. Sono
concetti importantissimi, che mettono in crisi ogni certezza. La
difficoltà di comunicare, di comprendersi, tra fautori di
paradigmi differenti, deriva proprio dal fatto che si parte da diverse
concezioni del mondo. Se si resta chiusi in questa trappola è
impossibile capirsi. Kuhn
scriveva che la comprensione ‘richiede bilingui, più
che traduttori’.
E non c’è una ‘realtà’, sono io
a costruirla, con le mie categorie mentali, con le mie parole…
Noi cerchiamo di partire proprio da questi presupposti, dall’accettazione
del caos. Il ‘modello olistico’ si basa sul ‘coefficiente
continuo del superamento’, è un modello aperto
a tutte le possibili prospettive, a tutte le possibili trasformazioni.
Il nostro obiettivo è quello della liberazione della mente,
capite quanto possa essere difficile da portare avanti…
Credi che le Accademie oggi
possano ancora avere un loro ruolo, una loro specifica dimensione,
un loro valore?
Se vengono abbandonate le ideologie si. Sarebbe importante dare
agli studenti una cultura contemporanea aperta, antidogmatica, non
circoscritta. L’Accademia ha bisogno della collaborazione
di fisici, biologi e filosofi, non di ideologi, Si tratta anche
in questo caso di un concetto evolutivo della conoscenza.
Cosa ne pensi di Internet,
dell’utilizzo delle nuove tecnologie anche per una didattica
dell’arte?
Internet porta con se un grosso limite: il rischio di un consumismo
delle idee, date sempre più superficialmente e indiscriminatamente.
Occorre un criterio selettivo che parta dal coefficiente di trasformazione
globale della cultura mondiale. Internet ha grosse potenzialità,
ma come per ogni mezzo conta l’uso che se ne fa. Anche nel
nostro progetto di un Museo
per i bambini a Rimini è previsto l’utilizzo di
postazioni Internet: fungeranno da complemento alla visita del museo,
da guida al percorso espositivo e come momento di gioco educativo.
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“In assenza di un paradigma tutti
i fatti che in qualche modo possono interessare lo sviluppo di una
data scienza sembrano ugualmente rilevanti."
(Thomas Kuhn, "La
struttura delle rivoluzioni scientifiche)
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Riferimenti Internet:
http://www.romagna.net/fondazionebalestra/
La Fondazione Tito Balestra,
che ha sede presso il Castello
Malatestiano di Longiano, espone una raccolta consistente,
una tra le più cospicue della regione, di opere d'arte contemporanea
(circa 2.500). Dal 2000, con la Prima Rassegna di Metodologia
della creatività, dal titolo ‘La
realtà trasgredita’, la fondazione collabora
con il Gruppo di Didattica
Operativa portando avanti un laboratorio di ricerca permanente
nel campo della creatività. Il Centro di didattica operativa
organizza laboratori rivolti a bambini e ragazzi che, attraverso
il gioco e la didattica, mirano a stimolare le loro naturali capacità
di guardare e capire le opere d’arte.
Per informazioni: Fondazione
Tito Balestra, piazza Malatestiana 1, tel. 0547 665850.
http://www.cnuce.pi.cnr.it/methodologia/
E’ il sito Internet della Società
di Cultura Metodologico-Operativa, costituita nel 1987 per
diffondere e sviluppare le tesi della Scuola
Operativa Italiana, sorta negli anni ‘50 per iniziativa
di Silvio Ceccato, Vittorio
Somenzi e Giuseppe Vaccarino.
Il sito propone la versione on line della rivista “Methodologia:
pensiero, linguaggio, modelli”, diretta da Felice
Accame, Carlo Oliva
e Marco Maria Sigiani,
che ha iniziato le sue pubblicazioni cartacee nel 1987, raccogliendo
l’eredità scientifica di “Methodos”
(1949-1964), “Nuovo 75: metodologia, scienze sociali,
tecnica operativa” (1967-1973) e “Pensiero
e Linguaggio in operazioni” (1970-1972).
http://www.laboratorioricercaartevisiva.cjb.net/
Sito del Laboratorio di ricerca
arte visiva, un progetto che ha come obiettivo principale
la diffusione della metodologia operativa per lo sviluppo delle
facoltà estetiche e creative, rivolto ai vari sistemi didattici
deputati allo studio dell’educazione visiva.
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