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Ideata
nel 1985 da Franco Quadri, Riccione TTV
Teatro-Televisione-Video è una rassegna internazionale di
video, programmi televisivi, film e altri media riguardanti le arti
sceniche. La rassegna è uno dei più importanti videofestival
in Italia e uno dei più autorevoli nel panorama mondiale
di quelli dedicati al teatro e alla danza (dello scorso Maggio è
la 16° edizione). Dal 1995 è diretta da Fabio
Bruschi.
Andrea Lissoni, curatore artistico e docente di
Teoria degli Audiovisivi presso il dipartimento di arte e comunicazione
multimediale all’Accademia di Brera a Milano, lo ha invitato
a condurre una delle sue lezioni...
Ci sono alcune realtà che per il
loro semplice esistere lasciano un segno positivo nell’ambito
della cultura contemporanea. Naturalmente non ne è sufficiente
l’esistenza. A volte accade che il loro essere in fondo informi,
benché vincolate ad un tema o motivo dominante, sia un valore
aggiunto, un surplus di qualità che consente di raccogliere
tensioni ed espressioni del presente altrimenti non facilmente individuabili.
Il TTV
Festival è
senz’altro una realtà unica in Italia in questo genere.
Non solo per occuparsi di un campo particolare come le arti sceniche
legate alle “moving images” (televisione, video, cinema…)
ma anche per essere costantemente aperto ad ambiti o autorialità
in cui la componente performativa è vagamente presente, abbozzata,
latente, talvolta neppure evidente. Senza cadere nella bizzarria
e nell’esotismo del diverso a tutti i costi, TTV è
quindi un momento di riferimento per chi si occupa di una disciplina,
le arti sceniche, ma anche di tutte le sue possibili indiscipline,
oltre che delle discipline che ad essa possono latamente riferirsi.
Ed è proprio per questa ragione che TTV è, in fondo,
un momento fondamentale non solo come termometro ma anche come possibilità
di confronto, configurandosi come un appuntamento altrettanto importante
per chi sta muovendo i primi passi verso la ricerca, la sta praticando,
o sta studiando l’ampia area delle arti contemporanee, della
scena e non.
Al di là del coté comunque sempre genialmente performativo
del contesto, epicentro del maggiore fra quelli che Bonomi
designa come distretti del piacere, se c’è qualcosa
che ha caratterizzato l’edizione 2002 del Festival, oltre
che, come di consueto, un programma molto interessante nella sua
eterodossia, è l’essersi effettivamente trasformato
in un meeting point per gli operatori più attenti alla ricerca
e l’aver ospitato un pubblico, fra addetti, autori, di età
media molto inferiore rispetto ad altri appuntamenti festivalieri.
Questi due dati significano poi fondamentalmente una cosa: possibilità
di incontri, confronti, dialoghi, approfondimenti fra gli “addetti”
stessi e fra pubblico più o meno specialistico, soprattutto
studenti.
Certo, c’era Chiambretti,
e in fondo perché no, ma c’erano anche e soprattutto
i Brothers Quay, re
post punk dell’animazione mondiale, c’era Castellucci
e la Raffaello Sanzio,
ma anche i più giovani di Teatrino
Clandestino, Fanny&Alexander,
Ogi:no Knauss, i Motus
si aggiravano, era possibile scambiare due chiacchere con i critici,
gli autori in giuria, ascoltare una star assoluta del djiing eclettico
come David Love Calò,
alle prese con l’inattesa voce di Niconote…
Detto questo, senza entrare ulteriormente nella specificità
del programma reperibile all’indirizzo www.riccioneteatro.it,
c’è poi un’altra ragione per cui l’appuntamento
di TTV diventa fondamentale a scopo didattico: come ogni ottimo
festival, TTV, archivia e conserva tutte le opere proiettate, mettendole
a disposizione del pubblico anche durante l’anno. Naturalmente
la composizione di questo archivio rispetta il festival e dunque
la storia di una disciplina-non disciplina, aperta, ricca ed eterodossa.
Una serie di valori che, pur nel rispetto fondamentale delle storie
e le differenze fra le singole discipline, danno oggi forma a tutte
le strutture di formazione che si dicono aperte sul presente e quindi
multimediali, fra arti e comunicazione.
Io stesso per esempio, insegno in un corso di Teoria
degli Audiovisivi presso il dipartimento di arte e comunicazione
multimediale all’Accademia
di Brera a Milano. Convinto della qualità del festival
e della sua unicità come occasione di ‘esperienza’
ho pensato di invitare il direttore Fabio
Bruschi a lezione con una selezione di video. Il problema,
ma anche la gioia, sono nati quando, dovendo scegliere che video
mostrare, mi sono trovato di fronte ad una serie di dilemmi: teatro
italiano degli anni ’90 o scena radicale inglese, neotelevisione
ed esperimenti di partnership interdisciplinari dell’Europa
continentale e dell’area anglosassone o documentazione d’autore
di spettacoli di grande valore, stralci di esperienze come il Living
Theatre oppure Young
British Art ’90? Alla fine è stato di tutto
un po’, per campioni, con l’eccellente risultato di
essere riuscito a far venire voglia a una dozzina di studenti di
venire al Festival, per assistere, toccare con mano, incontrare.
E, in qualche modo connessa, una delle esperienze più interessanti
del Festival, senz’altro da ripetere. Un'occasione doppiamente
didattica: affidare ad autori (quest’anno Babina
del Teatrino Clandestino)
un percorso-visita guidata all’interno dell’archivio
video del festival. Ne scaturisce una scoperta del mondo dell’autore,
delle sue preferenze, ossessioni, in una parola il suo sguardo,
ma si incontrano anche opere nuove, diverse, che forse non si sarebbero
mai incontrate.
Dall’altra parte del tavolo, discente, il pubblico, ascoltatori
di tutte le età.
Non poco.
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Riccione TTV FESTIVAL:
http://www.riccioneteatro.it/riccionettv.html
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