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La valutazione produttiva
Intervista a Francesco De Bartolomeis | di Daniela Grossi
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Francesco De Bartolomeis. Professore emerito dell’Università di Torino, pedagogista e studioso di problematiche relative all’arte. È socio dell’International Association of Art Critics. Ha curato per la Rai un ciclo di letture critiche di scritti di Delacroix, Courbet, Cézanne, Gauguin, Van Gogh.
È autore di numerose pubblicazioni nel campo della pedagogia e dell’arte, molte delle quali tradotte in diverse lingue. Dal 1983, anno di inizio a Riccione del Progetto speciale Scuola-Beni culturali e naturali, ne è il coordinatore scientifico e ne cura personalmente l’area artistica. Ha ideato, tra l’altro, un metodo di educazione artistica denominato “valutazione produttiva”, che ha largamente sperimentato in molte città italiane e in modo continuativo a Riccione, a diversi livelli scolastici e in iniziative di educazione per gli adulti.

Nell’introduzione al tuo libro “Entrare nell’arte contemporanea” evidenzi che l’interesse per l’arte ha oggi assunto un posto non trascurabile nelle abitudini del tempo libero. In quale misura ritieni importante la formazione di una “cultura artistica”?

L’arte, come conoscenza e come produzione, può avere un posto centrale perché non è chiusa in attività specifiche ma spazia su molti settori culturali spinta dalla necessità di stabilire collegamenti. Di questo va tenuto conto in iniziative di educazione artistica già a cominciare dalla scuola dell'infanzia dove ormai è metodologia consolidata da una parte condurre accurate osservazioni su fatti di natura, su eventi e su oggetti, impegnarsi in attività motorie e dall'altra entrare in rapporto con opere d'arte, specie contemporanee.
I bambini di scuola dell’infanzia sono in grado non solo di capire artisti comunemente ritenuti difficili ma anche di produrre, con varietà di materiali e di procedimenti tecnici raggiungendo risultati che ci meravigliano. Nessun miracolo. A questi risultati si arriva a condizione che chi guida l’esperienza abbia le conoscenze e le capacità per mettere i bambini in rapporto con l’arte.
Offrire a tutti, in situazioni scolastiche e in iniziative non scolastiche, opportunità per liberarsi da stereotipie interpretative e entrare nella grande e meravigliosa varietà del lavoro produttivo senza preoccuparsi del grado di abilità che si raggiunge.

Nel produrre entrano fatti non previsti, emozioni, elementi inconsci, il caso, svolte verso soluzioni di forme e di colori a cui non si era pensato. Nel rapporto con le opere è essenziale la guida di esperti capaci di fare entrare in una situazione creativa che stimoli la nascita di idee e l’affinamento della sensibilità indispensabili per dare carattere personale all’espressione.
La situazione creativa è determinata anche dall’ambiente fisico, dai materiali e dagli strumenti di cui si dispone. Larghi spazi, pannelli su cui fissare grandi fogli, colori e pennelli che incoraggino a coprire vaste superfici, attrezzi da falegname, l’occorrente per la grafica, creta, gesso, legno, materiali di recupero, forno ceramico, macchina fotografica digitale, televisore, videocamera, computer, centralina per il montaggio. Bisognerebbe di norma fornire ai giovani opportunità produttive in un ambiente stimolante.

Come ci si può impadronire di una competenza artistica aperta a continui sviluppi?

È un problema che mi sono posto verso la fine degli anni ’50. Dopo primi tentativi sono stato in grado, in virtù di esperienze a Pavia, Modena, Riccione e in molte altre città, di mettere a punto un mio metodo: il metodo di valutazione produttiva. Il metodo è fondato sull’interazione tra conoscenze di opere e produzione personale e si presta a essere esteso dalle tecniche pittoriche alle tecniche plastiche, come a ogni altro mezzo espressivo. Non è una partita che si gioca tra conoscenza e produzione sempre e solo nel campo dell’arte. C’è una mediazione necessaria che viene prima dell’arte e interessa tutta la vita. È costituita da esperienze come conoscenze e abilità, pensieri, emozioni, sensazioni.
Quindi esperienze anche fuori dell’arte: studiare fatti di natura, cose prodotte, dall’uomo, luoghi diversi, eventi, stati d’animo come si studiano opere d’arte: particolarità di colori, di linee, di forme, emozioni che suscitano, senso del movimento, senso del suono e delle sue variazioni, senso del caldo e del freddo.
Le esperienze allungano il percorso produttivo specificamente artistico. Si seleziona, si accentua per esprimere, con mezzi pittorici o plastici, qualcosa di personale. L’interazione tra esperienze produttive dell’arte e conoscenza dell’arte non è facile come risulta dai caratteri fondamentali del metodo.

Ci sono regole per usare il metodo di valutazione produttiva?

Il metodo è eminentemente creativo e quindi le procedure non sono predeterminate ma le crea chi applica il metodo. La creatività è pressata dalla necessità di realizzare qualcosa con una particolare fisionomia. È misteriosa la formazione del soggetto (di soggetto si può parlare anche per soluzioni astratte), perché non sappiamo come si concentrano conoscenze e emozioni e come da esse nasca il bisogno di esprimerle con forme, colori, linee, strutture plastiche.
Si richiedono buone conoscenze in fatto di arte. Mi limito all’arte contemporanea, non per una questione di principio ma per l’esigenza di limitare il campo.

Quali competenze si richiedono a chi applica la valutazione produttiva?

Ci voglio almeno due figure, l’ideatore del metodo o chi ne segue le linee e un artista con sensibilità educativa. È necessario dare evidenza alle strette ma variabili relazioni di materiali e di tecniche con i risultati stilistici.
Non voglio generalizzare ma, sia come ideatore di un particolare metodo sia come critico d’arte, ho sentito presto la necessità di esercitarmi nella pratica produttiva, senza la pretesa di essere artista. Di comportarmi all’incirca come l’artista: questo sì. Per acquisire conoscenze e abilità che mi mettessero in grado di sviluppare una particolare azione di guida accanto a quella, indispensabile, di artisti-collaboratori.

Come ha inizio a tuo avviso una operazione di rinnovamento nel campo dell’educazione artistica?

Il tema del rapporto dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti con l’arte ha una marcata specificità. Ma se ci si occupa subito degli allievi, dei loro apprendimenti e delle loro attività nel campo dell’arte molto probabilmente ci si mette sulla strada che arriva al capolinea del giocare con l’arte o di rappresentazioni convenzionali. Volete veramente giovare ai bambini, ai fanciulli, agli adolescenti? Metteteli provvisoriamente da parte, e cercate prima di diventare competenti. Solo dopo potete sperare di essere interlocutori validi. Va preso il giro largo e occuparsi di arte indipendentemente dall’uso educativo che se ne fa con allievi ai vari livelli di età. Anzitutto siamo in questione noi come adulti.
L'osservatore di fatti artistici affina le sue capacità di comprensione se, oltre a studiare opere con l'aiuto di esperti, s’impegna in attività guidate di produzione artistica. Nel produrre si manovrano forme, grandezze, colori, si comprendono le relazioni tra materiali, tecniche e risultati stilistici, si lavora a costruire lo spazio pittorico o plastico.
Nel laboratorio si entra in una difficile ma avventurosa partita che si gioca tra soggetto (non necessariamente figurativo), simbolo, mezzo (materia-colore, supporto, strumenti), stile, composizione. Per entrare nel pieno di questa partita le vie sono tante. Si può stimolare con appunti scritti e schizzi molto sommari, facendo fare, nel caso della pittura, prove di colore riguardanti il fondo, il primo piano, i rapporti forme-segno. Le attività del laboratorio danno il possesso di nuove abilità che servono anche a qualificare il lavoro didattico.

Cosa intendi per ricerca nel campo dell’educazione all’arte?

Non è possibile prevedere i problemi che si presentano nel corso del lavoro. Il rapporto con il nuovo è inesauribile e costituisce il fascino maggiore. Visitare musei e mostre, disegnare, dipingere, assemblare, costruire, plasmare sono cose che non hanno niente di nuovo. È quanto già si fa. Ma si fa come e quanto diffusamente? Man mano che ci allontaniamo dalle scuole dell’infanzia e dalle scuole elementari scade il carattere produttivo fino a perderlo del tutto. Sembra crescere la conoscenza di artisti, ma quasi sempre si tratta di nozioni superficiali e convenzionali.
Bambini, fanciulli, adolescenti possono raggiungere risultati che ammiriamo non per effetto di una miracolosa spinta creativa interna ma perché mettono a profitto la competenza artistica degli insegnanti, una delle condizioni per fare ricerche.
L’arte ha una specificità aperta, perché entra in rapporto con attività e conoscenze di vario tipo: scientifiche, tecniche, storiche, sociologiche, psicologiche, musica, motricità. Non limitarsi al disegno, alla pittura e alla scultura. L’arte adopera nuovi mezzi che vanno fino all’informatica e si estende alla fotografia, alla grafica, al cinema, alle arti applicate, ai beni culturali architettonici e urbanistici.
Io scoraggio il disinvolto andare avanti verso la realizzazione. M’interessa creare un clima che renda attivi non meno con emozioni che con idee, e metta in uno stato di difficoltà, inevitabile quando si ha a che fare con il nuovo, ma alimenti anche il bisogno di avventurarsi sulla strada dell’espressione.

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