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Francesco
De Bartolomeis. Professore emerito dell’Università
di Torino, pedagogista e studioso di problematiche relative all’arte.
È socio dell’International Association of Art Critics.
Ha curato per la Rai un ciclo di letture critiche di scritti di
Delacroix, Courbet, Cézanne,
Gauguin, Van Gogh.
È autore di numerose pubblicazioni nel campo della pedagogia
e dell’arte, molte delle quali tradotte in diverse lingue.
Dal 1983, anno di inizio a Riccione del Progetto speciale Scuola-Beni
culturali e naturali, ne è il coordinatore scientifico e
ne cura personalmente l’area artistica. Ha ideato, tra l’altro,
un metodo di educazione artistica denominato “valutazione
produttiva”, che ha largamente sperimentato in molte città
italiane e in modo continuativo a Riccione, a diversi livelli scolastici
e in iniziative di educazione per gli adulti.
Nell’introduzione
al tuo libro “Entrare nell’arte contemporanea”
evidenzi che l’interesse per l’arte ha oggi assunto
un posto non trascurabile nelle abitudini del tempo libero. In quale
misura ritieni importante la formazione di una “cultura artistica”?
L’arte, come conoscenza e come produzione, può avere
un posto centrale perché non è chiusa in attività
specifiche ma spazia su molti settori culturali spinta dalla necessità
di stabilire collegamenti. Di questo va tenuto conto in iniziative
di educazione artistica già a cominciare dalla scuola dell'infanzia
dove ormai è metodologia consolidata da una parte condurre
accurate osservazioni su fatti di natura, su eventi e su oggetti,
impegnarsi in attività motorie e dall'altra entrare in rapporto
con opere d'arte, specie contemporanee.
I bambini di scuola dell’infanzia sono in grado non solo di
capire artisti comunemente ritenuti difficili ma anche di produrre,
con varietà di materiali e di procedimenti tecnici raggiungendo
risultati che ci meravigliano. Nessun miracolo. A questi risultati
si arriva a condizione che chi guida l’esperienza abbia le
conoscenze e le capacità per mettere i bambini in rapporto
con l’arte.
Offrire a tutti, in situazioni scolastiche e in iniziative non scolastiche,
opportunità per liberarsi da stereotipie interpretative e
entrare nella grande e meravigliosa varietà del lavoro produttivo
senza preoccuparsi del grado di abilità che si raggiunge.
Nel
produrre entrano fatti non previsti, emozioni, elementi inconsci,
il caso, svolte verso soluzioni di forme e di colori a cui non si
era pensato. Nel rapporto con le opere è essenziale la guida
di esperti capaci di fare entrare in una situazione creativa che
stimoli la nascita di idee e l’affinamento della sensibilità
indispensabili per dare carattere personale all’espressione.
La situazione creativa è determinata anche dall’ambiente
fisico, dai materiali e dagli strumenti di cui si dispone. Larghi
spazi, pannelli su cui fissare grandi fogli, colori e pennelli che
incoraggino a coprire vaste superfici, attrezzi da falegname, l’occorrente
per la grafica, creta, gesso, legno, materiali di recupero, forno
ceramico, macchina fotografica digitale, televisore, videocamera,
computer, centralina per il montaggio. Bisognerebbe di norma fornire
ai giovani opportunità produttive in un ambiente stimolante.
Come ci si può impadronire
di una competenza artistica aperta a continui sviluppi?
È un problema che mi sono posto verso la fine degli anni
’50. Dopo primi tentativi sono stato in grado, in virtù
di esperienze a Pavia, Modena, Riccione e in molte altre città,
di mettere a punto un mio metodo: il metodo
di valutazione produttiva. Il metodo è fondato sull’interazione
tra conoscenze di opere e produzione personale e si presta a essere
esteso dalle tecniche pittoriche alle tecniche plastiche, come a
ogni altro mezzo espressivo. Non è una partita che si gioca
tra conoscenza e produzione sempre e solo nel campo dell’arte.
C’è una mediazione necessaria che viene prima dell’arte
e interessa tutta la vita. È costituita da esperienze come
conoscenze e abilità, pensieri, emozioni, sensazioni.
Quindi esperienze anche fuori dell’arte: studiare fatti di
natura, cose prodotte, dall’uomo, luoghi diversi, eventi,
stati d’animo come si studiano opere d’arte: particolarità
di colori, di linee, di forme, emozioni che suscitano, senso del
movimento, senso del suono e delle sue variazioni, senso del caldo
e del freddo.
Le esperienze allungano il percorso produttivo specificamente artistico.
Si seleziona, si accentua per esprimere, con mezzi pittorici o plastici,
qualcosa di personale. L’interazione tra esperienze produttive
dell’arte e conoscenza dell’arte non è facile
come risulta dai caratteri fondamentali del metodo.
Ci sono regole per usare il
metodo di valutazione produttiva?
Il metodo è eminentemente creativo e quindi le procedure
non sono predeterminate ma le crea chi applica il metodo. La creatività
è pressata dalla necessità di realizzare qualcosa
con una particolare fisionomia. È misteriosa la formazione
del soggetto (di soggetto si può parlare anche per soluzioni
astratte), perché non sappiamo come si concentrano conoscenze
e emozioni e come da esse nasca il bisogno di esprimerle con forme,
colori, linee, strutture plastiche.
Si richiedono buone conoscenze in fatto di arte. Mi limito all’arte
contemporanea, non per una questione di principio ma per l’esigenza
di limitare il campo.
Quali competenze si richiedono
a chi applica la valutazione produttiva?
Ci voglio almeno due figure, l’ideatore del metodo o chi ne
segue le linee e un artista con sensibilità educativa. È
necessario dare evidenza alle strette ma variabili relazioni di
materiali e di tecniche con i risultati stilistici.
Non voglio generalizzare ma, sia come ideatore di un particolare
metodo sia come critico d’arte, ho sentito presto la necessità
di esercitarmi nella pratica produttiva, senza la pretesa di essere
artista. Di comportarmi all’incirca come l’artista:
questo sì. Per acquisire conoscenze e abilità che
mi mettessero in grado di sviluppare una particolare azione di guida
accanto a quella, indispensabile, di artisti-collaboratori.
Come ha inizio a tuo avviso
una operazione di rinnovamento nel campo dell’educazione artistica?
Il tema del rapporto dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti
con l’arte ha una marcata specificità. Ma se ci si
occupa subito degli allievi, dei loro apprendimenti e delle loro
attività nel campo dell’arte molto probabilmente ci
si mette sulla strada che arriva al capolinea del giocare con l’arte
o di rappresentazioni convenzionali. Volete veramente giovare ai
bambini, ai fanciulli, agli adolescenti? Metteteli provvisoriamente
da parte, e cercate prima di diventare competenti. Solo dopo potete
sperare di essere interlocutori validi. Va preso il giro largo e
occuparsi di arte indipendentemente dall’uso educativo che
se ne fa con allievi ai vari livelli di età. Anzitutto siamo
in questione noi come adulti.
L'osservatore di fatti artistici affina le sue capacità di
comprensione se, oltre a studiare opere con l'aiuto di esperti,
s’impegna in attività guidate di produzione artistica.
Nel produrre si manovrano forme, grandezze, colori, si comprendono
le relazioni tra materiali, tecniche e risultati stilistici, si
lavora a costruire lo spazio pittorico o plastico.
Nel laboratorio si entra in una difficile ma avventurosa partita
che si gioca tra soggetto (non necessariamente figurativo), simbolo,
mezzo (materia-colore, supporto, strumenti), stile, composizione.
Per entrare nel pieno di questa partita le vie sono tante. Si può
stimolare con appunti scritti e schizzi molto sommari, facendo fare,
nel caso della pittura, prove di colore riguardanti il fondo, il
primo piano, i rapporti forme-segno. Le attività del laboratorio
danno il possesso di nuove abilità che servono anche a qualificare
il lavoro didattico.
Cosa intendi per ricerca nel
campo dell’educazione all’arte?
Non è possibile prevedere i problemi che si presentano nel
corso del lavoro. Il rapporto con il nuovo è inesauribile
e costituisce il fascino maggiore. Visitare musei e mostre, disegnare,
dipingere, assemblare, costruire, plasmare sono cose che non hanno
niente di nuovo. È quanto già si fa. Ma si fa come
e quanto diffusamente? Man mano che ci allontaniamo dalle scuole
dell’infanzia e dalle scuole elementari scade il carattere
produttivo fino a perderlo del tutto. Sembra crescere la conoscenza
di artisti, ma quasi sempre si tratta di nozioni superficiali e
convenzionali.
Bambini, fanciulli, adolescenti possono raggiungere risultati che
ammiriamo non per effetto di una miracolosa spinta creativa interna
ma perché mettono a profitto la competenza artistica degli
insegnanti, una delle condizioni per fare ricerche.
L’arte ha una specificità aperta, perché entra
in rapporto con attività e conoscenze di vario tipo: scientifiche,
tecniche, storiche, sociologiche, psicologiche, musica, motricità.
Non limitarsi al disegno, alla pittura e alla scultura. L’arte
adopera nuovi mezzi che vanno fino all’informatica e si estende
alla fotografia, alla grafica, al cinema, alle arti applicate, ai
beni culturali architettonici e urbanistici.
Io scoraggio il disinvolto andare avanti verso la realizzazione.
M’interessa creare un clima che renda attivi non meno con
emozioni che con idee, e metta in uno stato di difficoltà,
inevitabile quando si ha a che fare con il nuovo, ma alimenti anche
il bisogno di avventurarsi sulla strada dell’espressione.
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