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Data:
Giovedì 1° Agosto 2002, ore 21 circa.
Personaggi: Barbara Bianchi (B),
Roberto Ballestracci (R), Massimo Modula.
Ambientazione: casa di Modula.
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Arriviamo da lui verso le ventuno, subito
affascinati dalla sua casa d’artista: tele, colori e disegni
riempiono lo spazio. Musica in sottofondo. La cena è già
pronta, arte anche in tavola. Il menù: pennette
piccanti aglio e pendolini, formaggio
sardo sudato, melanzane
di Puglia e peperoni
sott’olio. E poi piada,
pane pugliese, pesche
al vino e chicchi d’uva. Roberto ha portato il vino,
siciliano.
“Io sono il bagnino, custode dei giochi… le stagioni
non son puntuali per i desideri…”
Comincia così la nostra chiacchierata, con le parole di una
canzone scritta da Massimo...
R È vero…
le stagioni non son puntuali per i desideri…
Massimo Si, vale per
l’amore e vale anche per tutto il resto… ci complichiamo
sempre la vita inseguendo desideri impossibili o strade tortuose…
Viviamo in una società in cui si sta bene: abbiamo da mangiare,
da bere, un tetto sotto il quale dormire. Quindi i problemi diventano
quelli della nostra mente e noi diveniamo complicati… torniamo
semplici quando ci tirano le bombe, quando non abbiamo da mangiare…
allora diventiamo semplicissimi, diventiamo animali… basta
una chitarra, basta niente…
R Vogliamo brindare?
Massimo A che cosa?
R A questa cena
Massimo Io brinderei
a Stefano Mina che ha
venduto tutti i quadri nell’86!
R Abbiamo incontrato
Mina prima, in piazza
Cavour, bellissimo, è un nostro amico pittore che ci ha raccontato
questa storia, che nell’86 è riuscito a vendere tutti
i quadri in un botto solo…
Massimo A uno svedese! A una persona sola, capito?!
B Uno che si è
innamorato follemente dei suoi quadri!
R Solo che lui ha questo
problema: dopo aver venduto non riesce più a dipingere, mentre
Massimo…
Massimo Per forza! Caspita!
Vende tutti i quadri…
R Mentre Massimo,
che ci vive…
Massimo No, lui, ci
credo… Uno che ti compra tutti i quadri della mostra, rimani
scioccato!
B Ecco, com’è
sta cosa, che ti comprano un quadro che hai dipinto… non fa
male?
Massimo No, fa bene!
B Beh, al portafoglio
lo immagino, ma non è come vendere un pezzettino di te?
Massimo Vendere un quadro
è bellissimo, è come per voi che state lavorando a
questo sito, faccio un esempio banale, che non c’entra con
l’artista… è far passare un messaggio. Mi riferisco
al vostro lavoro, non alle vostre passioni, a quello che state facendo
anche adesso…
R Beh però la
tua è anche una passione!
Massimo Lui lo sa (riferito
a Roberto). Tu esprimi
una tua idea, un tuo sentimento e una persona, che ti conosca o
meno, ritrova una parte di sé in quel sentimento, che può
anche non essere lo stesso…
B Però bisogna
essere generosi, in un certo senso… ci sono quelli gelosi
dei propri lavori
Massimo Per un artista
è normale, non può fare altro, è un bisogno
R No, poi comunque quando
fai le cose il bello è che dopo camminano da sole, magari
il quadro aveva un altro messaggio…
B E i tuoi quadri li
regali anche?
Massimo A volte si.
B E me ne regaleresti
uno?
Massimo A te, adesso?
B Si…
Massimo No, adesso no!
Non c’è l’occasione, ci dev’essere un motivo,
non basta il fatto che uno me lo chieda, se dovessi regalare un
quadro a tutti quelli che me lo chiedono…
B Però sarebbe
stato bello avere un tuo quadro… allora forse me lo comprerò…
Le tue quotazioni?
Massimo Adesso sto vendendo
da un minimo di un milione – 500 Euro – a un massimo
di 1000 Euro, 1200…
B Complimenti!
Massimo Dipende anche
dalle dimensioni… Beh, non sono cari, sai?
B No, no… Sei
una persona fortunata, però… Ma te Roby
non dipingi?
R Io si, quando ho accanto
un barracuda
B Come Massimo!
Massimo No, adesso lui
inizia, inizia adesso, è bravissimo
B Vero?! Ha una sensibilità…
Massimo Io mi ricordo
i fumetti che mi hai fatto vedere! Eri più grosso, crescendo
sei dimagrito, sei più longilineo… Mi ricordo gli incontri
alle feste, ci siamo visti spesso…
B Avete la stessa età?
Massimo Io sono un ’69…
B Come me
Massimo Metto altra
piada…
R No, dai, mangia anche
te!
Massimo C’è
ancora sugo, eh?! … Oh, l’aglio, fate attenzione, sono
pezzi grossi, l’ho fatto apposta perché così
si vedono!
R Che getile sei, veramente…
No, a me piacerebbe dipingere, un bel po’…
Massimo Ti piacerebbe?!
Hai già dipinto, si può dire che già dipingi…
Volete ancora pomodori?
B Oltre a dipingere
e scrivere bene sei anche bravo a cucinare! Un artista completo,
forse anche un poeta dell’arte visiva…
Massimo Queste parole,
faccio sempre fatica ad usarle… Ma non per colpa delle parole!
B Per colpa nostra…
Massimo Si, perché
sembrano… non so, forse finte… Una volta provavo un
vero imbarazzo ad impiegarle, ma adesso sto imparando a vincerlo…
la parola artista, una volta mi mandava in paranoia, però
è come dire un’altra cosa, no? un altro ruolo…
R E’ un etichetta,
comunque…
Massimo Si, però
è anche un lavoro…
R Ma devi dimostrare
che lo sei!
Massimo
Nel linguaggio corrente è diventata una parola un po’
pesante no? Dici “è un’artista!” ed è
un po’ come una volta quando uno aveva il titolo di ragioniere,
no? “Ragioniere!” “Dottore!”…
E invece la parola poeta… Non è detto il poeta sia
una persona che crea poesie dalla mattina alla sera. E’ una
persona che in una certa fase, in un momento della sua esistenza,
a un certo punto vive l’esperienza della vita come qualcosa
di ultraterreno, o anche di terreno, di amore per la vita terrena
stessa.. tant’è vero che ci sono situazioni poetiche
di persone che non si definiscono tali… che lavorano i campi,
che vivono nei paesi, e non si sognerebbero mai di… alla fine
è una forma di linguaggio comune…
B E la stessa cosa può
valere anche per “artista”?…
Massimo Si, però
non è come dire che tutti possono esser artisti…
R Quando dipingi devi
conoscere le tecniche
B Si, per il pittore
è così, ma io chiedevo dell’artista…
R L’arte è
democratica
Massimo Quello si…
cioè, intesa come modo di sentire si; intesa come affermazione,
invece, purtroppo non è democratica.. forse neanche purtroppo,
è così e basta.
Adesso vi svelo un segreto! Mia mamma aveva fatto un sacco di questi
peperoncini, oggi - non sapeva che dovevate venire voi. Una parte
li abbiamo mangiati a pranzo e un’altra parte, consistente,
doveva andare a mia zia, gliel’aveva proposto lei… quando
ha saputo che dovevate venire voi, però, voleva che li tenessi
per stasera! Allora le ho proposto: “dai, quando passa
la zia ci neghiamo!”. Si è fatta una storia allucinante,
mai successa una cosa così! Lo facciamo, c’era Starsky
e Hutch, ho dovuto togliere l’audio – porca miseria!
- la scena riesce e lei va in paranoia: “no, dai, la chiamo!”
e io: “ma che scrupoli ti fai?” – il
diavolo, io, lucignolo!
R L’ho denominato
io Lucignolo!
Massimo E poi aveva
ragione, dai, perché poi non aveva senso, noi potevamo mangiare
anche un’altra cosa… assurdo! Dopo ha inventato una
scusa perché non ce la faceva e glieli ha portati lei!
B Tutto questo per noi??
Ma io ne mangio tre!
Massimo No, infatti!
B Il computer ce l’hai?
Massimo No… dico
sempre che lo compro, poi non lo faccio…
B Internet, niente?
Massimo Niente…
B E come lo vedi il
rapporto con l’arte?
Massimo
Buono, anzi! Buono sia sotto l’aspetto del progresso del digitale,
sia sotto quello della gestualità e della consapevolezza…
nel mondo dell’immagine il digitale sembra in apparenza voler
sostituire la manualità… invece, secondo me, sta crescendo
come fenomeno a sé, e d’altra parte sta dando un’altra
coscienza della manualità, che prima forse era legata al
fatto di avvicinarsi il più possibile a una dimostrazione
di verosimiglianza… alla realtà o all’effetto…
adesso invece con il computer la gestualità acquista un’altra
potenza, che è una vibrazione… all’inizio anch’io
ero prevenuto, poi ho capito che il computer ha delle doti, viaggia
su un binario, e la mano e l’istinto viaggiano su un altro…
B Complementari…
Massimo Secondo me si
R Anche perché
si è stabilita una linea di confine, chi lavora con i pennelli
ha un’identità, mentre chi usa il computer ne ha un’altra…
Massimo E’ uno
strumento in più… più strumenti hai e più
valorizzi la tua espressione creativa…
B Questo è forse
molto tuo, tu hai sempre utilizzato molti strumenti…
Massimo Si, ma anche
in un altro senso. Se tu dipingi come… per esempio come Caravaggio,
in una società come quella attuale sei potentissimo, tu esponi
un quadro e lo puoi mettere su Internet, lo puoi stampare! Anche
se… se vai a vedere lo stesso quadro dal vivo non c’è
niente da fare, è tutta un’altra cosa, devi andarlo
a vedere! … C’è la mia amica che mi ha regalato
il catalogo di Van Gogh,
una volta non gli piaceva, gli ho detto: “guarda che quando
lo vedi cambi idea”, però non ero tanto convinto,
mi sembrava di aver fatto lo sbruffone, era in base alla mia esperienza,
quando l’ho visto dal vero era un’altra cosa, ma anche
lei ha detto: “avevi ragione!”
R E’ un’altra
cosa… di un pittore come Van
Gogh ti affascina moltissimo anche la vita… se sai
che c’è una storia che lo contestualizza…
B Lo senti se c’è
spessore o no…
Massimo Io credo di
si… Il lato più geniale, più bello della tecnologia
è che viaggia a braccetto con l’istinto! E’ come
quando si cresce, non si perde l’istinto del bambino…
R No
Massimo Però
capisci meglio… mantieni quella parte, che chiaramente non
è più inconsapevole, però la capisci e se sei
bravo, se comprendi quello che hai vissuto, riesci ad unire quello
che eri, mantenendolo, con quello che sei! Tecnologia ed istinto
non possono scontrarsi… è come con la musica, adesso
si fa tutto campionato, con il computer, tutte le cose però
ti emozionano… il gruppo sperimentale con il computer e le
immagini su grande schermo e il suonatore di mandolino a Ferrara!
E’ un trapasso…
R Dipende dal manico!
B Dalle persone…
Massimo La cosa grossa
dell’arte, adesso, è che non ci sono più riferimenti…
il riferimento non è più la novità, l’innovazione,
non ha bisogno di rivelarsi come mai vista, tutto si è livellato
sul piano dell’innovazione e questa crisi, secondo me, genererà
un’altra forma d’arte, non più legata a quel
parametro lì ma a quello che tu vivi, alla tua coscienza
di essere un uomo che è vissuto mille anni fa, uguale…
B E questa crisi di
riferimenti è forse dovuta in gran parte ad Internet…
Massimo Si, una svolta
incredibile…
R E poi adesso tutti
sanno tutto di tutti, è impossibile fare qualcosa di nuovo…
B Il nuovo non esiste…
Massimo Si è
scardinata la necessità del nuovo!
R Ognuno è libero
di fare veramente quello che vuole…
Massimo Il fatto di
scardinare il nuovo significa che ognuno più fare quello
che gli pare, però è un’arma a doppio taglio,
non bisogna cadere nel banale… si ha la fortuna (o la sfortuna?)
di avere tantissimi strumenti, una tavolozza piena di tonalità…
però occorre stare tranquilli! Utilizzarli con consapevolezza,
un po’ alla volta… E’ importante che ci sia vita,
continuare, portare avanti il flusso. Non è un compito minore,
è solo diverso… l’uomo è sempre lo stesso
B Tutto si rinnova e
niente è mai nuovo!
Massimo Si, sembrerà
banale ma è così, non c’è niente di nuovo,
e allora cos’è importante? Non certo dire cos’è
nuovo o cos’è vecchio… forse l’amore è
la cosa più importante, quello che sospinge: l’amore
per le cose, per le persone, per quello che si fa, per la vita…
E’ come per il mare: le onde sono una diversa dall’altra,
però da tre miliardi di anni il mare non è mai cambiato,
è sempre quello… per dire che non c’è
bisogno di essere per forza “diversi”… Sto dicendo
delle banalità!
B Ma no, cos’è
poi la banalità?
Massimo Non ti è
capitato di andare in paranoia… fai una cosa, la guardi e
dici: “si, però assomiglia a quello, ho usato quella
parola lì”, e poi alla fine ti arrabbi, perché
te la sentivi davvero e allora perché devi essere per forza
originale?!
R Si, anche quando disegni
succede… fossimo nel medioevo, senza contatti con il resto
del mondo, potresti dire “questo è veramente mio”,
ma adesso è una psicosi comune a chi crea, perché
vedi le cose che fanno in giro ed è inevitabile, è
naturale fare cose simili… ma è comunque meglio…
Massimo E’ meglio
perché si fa chiarezza e si va avanti… o confusione?…
Caspita volevo fare un disegno con le penne e non l’ho fatto!
R Un disegno con le
penne?
Massimo Si, volevo fare
qualcosa così la fotografavi… sui pomodori volevo mettere
le penne e fare una faccia, con le penne bianche…
R In un’altra
intervista, quando saremo famosi giornalisti
Massimo Qui ci sono
peperoni, melanzane… Mmm, questo è un vino che…
R E’ siciliano,
Nero d’Avola misto a Sauvignon
B Tu sei tutto riminese?
Massimo No, per niente!
Io sono nato a Torino, mia madre è sarda e mio padre pugliese!
R E cosa fai a Rimini?!
Massimo Siamo venuti
qui nel ’79, c’erano due miei zii che erano qua, eravamo
venuti per trovare loro… tra l’altro la prima volta
che sono venuto a Rimini sono venuto proprio in questa via, mio
zio abitava nel palazzo di fronte a questo!
B Che buono questo formaggio!
Massimo È sardo,
c’è al mercato un banco di un ragazzo di Saludecio,
un personaggio, gentilissimo…
R Modula
è un cognome sardo o pugliese?
Massimo Pugliese, anche
se non è proprio tipico pugliese… penso ce ci siamo
solo noi…
R Bello, però!
… questo formaggio suda!
Massimo È vivo,
si… io vado matto per i formaggi!
B Io ho rinunciato alla
carne, ma al formaggio non so se ce l’avrei fatta
Massimo Si, è
un’altra cosa… Qualche tempo fa avevo spedito delle
foto ad un concorso e mi hanno selezionato. Non ho vinto, però
mi hanno ammesso alla mostra ed era vicino a Torino, il Premio
Casorati, nella città dove è nato questo artista.
C’era un lungo tavolo imbandito solo di formaggi! Io ero diventato
il capo della situazione. Ce n’era uno che è esploso,
era eccezionale, faceva una puzza! Buonissimo, tu lo mandavi giù
e bruciava!
R Che buono!
Massimo Allora dicevo
agli altri: “quello mangiatelo per ultimo!”
– dicevo a tutti così: “per ultimo, è
vivo, è ancora vivo!”
B Ultimamente hai vinto
un concorso?!…
Massimo A Pelago, un
festival di teatro e musica da strada… ci hanno chiamato per
secondi, non c’era una vera e propria classifica, c’erano
dei premiati e noi eravamo fra quelli
B Con il tuo gruppo,
“Quello che vuole Lola”?!
Massimo Si
R Perché questo
nome?
Massimo Il primo spettacolo
si chiamava così, parlava di una storia d’amore. La
storia era molto anni ’50, un po’ alla Buscaglione:
la donna fatale che strega l’uomo, lui che va fuori di testa
e lei che ci gioca. Era uno spettacolo brillante, con la voglia
di scherzare, di fare ironia sui rapporti tra uomini e donne ed
uno dei brani strumentali che vi faceva parte si intitolava “Whatever
Lola wants”. Era bello in italiano, così lo
abbiamo adottato
B Quando vi esibite
tu dipingi sempre?
Massimo
Si, dal ’98 con questo gruppo… ma anche prima ho fatto
delle cose, la performance pittorica dal vivo l’avevo fatta
altre volte. Un giorno, con un ragazzo di Riccione che scriveva
racconti e poesie decidemmo di fare una cosa, la lettura con pittura
dal vivo, con musica in sottofondo… lo abbiamo fatto al vecchio
“Quadrare il circolo”,
e da li è venuta fuori l’idea. Con Abbiamo partecipato
a Maggiovane, al teatro
Massari nel ’96, dovevano premiarci perché
era la cosa più originale, ma dissero che il livello professionale
di tutti i gruppi che avevano partecipato non era abbastanza buono.
Avrebbero premiato noi, ma l’attrice che ha preso parte alla
cosa secondo loro non era all’altezza… Però potevano
premiarci lo stesso! … Metto su un’altra piada…
R Mangia, Massimo!
Massimo Poi è
arrivato Luca Mandrioli,
lui suona il sax, un matto che adesso vive in Francia, molto bravo,
di una potenza scenica incredibile. Mi propose di creare questo
gruppo, dove inizialmente musica e colore erano pura performance,
non cera una storia. Pian piano, poi, io ho spinto sempre di più
la chiave del cantastorie
B L’ultimo spettacolo
che avete fatto qual è stato?
Massimo Al festival
di Pelago, “Canzoni per
un esodo”. Canzoni che parlano dell’esodo e dello
spostamento, del viaggio, come metafora di tante cose… ha
tanti significati il termine esodo: bisogno di cambiare terra, necessità
di sopravvivenza, voglia di scappare per apnea…
B Una bella parola,
esodo…
Massimo
Si, è come un moto continuo… io credo molto nel moto…
è anche mancanza di pace, irrequietezza dei sentimenti…
Ti faccio un esempio riferito al nostro spettacolo. A proposito
del tema dell’esodo per sopravvivenza, come bisogno. Il brano
“Saluti da Otranto”
è nato da un quadro che ho dipinto pensando a una classica
cartolina, “saluti da Rimini”… Io ho dipinto questi
bagnanti, uno dei quali con un braccio alzato come a salutare, o
forse a chiedere aiuto… sull’orizzonte c’è
il profilo di una città e sotto, graffiata nel colore, la
scritta “saluti da Otranto”. Da lì la canzone…
R Che buone queste melanzane,
sto godendo! … Lo sai, da quando abbiamo fatto insieme quella
performance pittorica in piazza Cavour c’è un sacco
di gente che mi è diventata amica! E’ una cosa che
non sopporto!
Massimo Davvero? È
un classico, nella provincia è così…
R Tu vivi con tua madre,
vero? L’ho conosciuta, è una bellissima donna
Massimo Io ne sono orgoglioso
R E’ giovane,
anche
Massimo Quando mi ha
avuto aveva 21 anni…
B Senti di avere qualcos’altro
di importante da dirci di te? Se vuoi ti facciamo un po’ di
domande classiche. Da dove trai ispirazione per le tue opere?
Massimo Dai pittori,
dalla musica, dalle foto: dalle immagini, si, e dalle cose che vedo…
B Quando ti sei reso
conto di avere dentro il “fuoco sacro” dell’arte,
di voler dipingere?
Massimo Ce l’ho
sempre avuto… Che dipingere potesse essere l’unica cosa
da fare, che ci avrei potuto vivere l’ho capito invece circa
10 anni fa… da allora credo che lo farò sempre, sorte
permettendo…
B Forse ti facilita
il fatto che fai molte cose, diversifichi la tua vena creativa…
Massimo Beh, si, anche
se la musica è venuta dopo, però è collegata…
e poi mi è sempre piaciuta, anche se non mi considero un
musicista…
R A me una volta hanno
fatto questa domanda: “Se Roberto non sapesse disegnare
cosa sarebbe?”…
Massimo E’ come
se vai da Maradona e
gli chiedi “Cosa faresti se ti tagliassero il piede sinistro?”!
B Mi pare diverso, quella
del calciatore la vedo più come professione
Massimo Maradona
è un artista!
R Maradona per diventare
quello che è probabilmente si divertiva, come io mi divertivo
e a quattro anni già disegnavo
B Io vedo la pittura
come vocazione, non so, lo sport invece è più corrotto…
Massimo Ma anche l’arte!
R Lo senti meno perché
non hai la gazzetta dell’arte che te ne parla tutti i giorni,
però… non è vero che quelli che vedi sono i
più bravi!
Massimo Io amo il calcio!
B Anche a me piace,
sono torinista
Massimo Grande!
B Anche tu?
Massimo Sono granata
da quando ero bambino!
R Una squadra romantica…
Massimo Lo sport è
arte, perché è espressione
R Secondo me –
ed io sono scoordinato – è veramente una consapevolezza
dello spazio in relazione al tuo corpo, è splendido.
Massimo C’è
lo slancio, l’esaltazione… prendi a box, il basket,
le arti marziali, o la scherma…
B Ma è anche
mercato…
Massimo È come
l’arte!
B Si a certi livelli
probabilmente tutto diventa mercato…
R Ne parlavamo prima,
c’è gente che si paga le macchine con i quadrini
Massimo Arriva uno con
il macchinone e dice: “Ma lo sai come me la sono pagata
questa? Con questi quadri qui!”, delle miniature di quelle
che dipingono sul lungomare!
R E’ così,
va di moda una cosa e tu ti devi adattare. Come nel calcio, adesso
va il fisico, devi essere potente, così i fantasisti fanno
fatica a sfondare…
Massimo Secondo voi
come viene questa intervista?
B In che senso?
Massimo Secondo me è
un intervista bella, perché è spontanea!
R Ne hai già
fatte altre?
Massimo Si, quando per
esempio devi fare uscire una cosa su un giornale ti fanno l’intervista
B “Qual è
il tuo prossimo progetto?”
Massimo Eh, queste cose
qui, esatto!
B E qual è il
tuo progetto?
Massimo Non lo so…
R Piazza Cavour!
Massimo Esatto, un’altra
performance in piazza Cavour con Roberto
Ballestracci!
B Ti piace collaborare
con altri artisti?
Massimo In questo caso
si, in altri no… purtroppo la maggior parte delle volte è
stata un’esperienza drammatica
B Perché?
Massimo Si fa poco e
si parla troppo, non ci si mette in gioco abbastanza. Per la preoccupazione
di essere credibili non ci espone… abbiamo fatto mostre collettive,
bellissime esperienze, però c’erano problemi di comunicazione,
problemi di rivalità… la competizione è bella
e necessaria, ma fino ad un certo punto; quando diventa fine a se
stessa non giova a nessuno. Purtroppo collaborare il più
delle volte si è rivelato questo… Si ha di fronte un
bel progetto comune ma prima di buttarsi si fanno un sacco di preamboli…
E’ giusto avere dei dubbi, voler rendere tutto nel migliore
dei modi, ma occorre anche sapersi buttare, se non si inizia a fare
delle cose non si fa nulla… Come queste performance che ho
fatto insieme a Roberto,
ci siamo messi lì e abbiamo cominciato, il resto è
venuto da sé. Abbiamo creato dal vivo delle opere d’arte,
abbiamo espresso la nostra creatività sul momento…
Molta gente è complicata, invece, e purtroppo non si riesce
ad andare d’accordo, anche senza ragioni reali…
B Già di per
sé l’idea di gruppo, di collaborazione è complessa…
Massimo Ma io dico buttiamoci!
Man mano che andiamo avanti, poi, verranno fuori delle collaborazioni,
però se non si parte dall’individuo, dalla persona
è inutile, non si arriva da nessuna parte… Si, è
una bella intervista! Anche se non abbiamo parlato molto di arte…
però si, invece si!
B Che cosa ne pensi
del sito e dell’iniziativa di Villa
Franceschi?
Massimo E’ una
bella cosa! Qui a Rimini non c’è ancora una galleria
vera e propria dedicata all’arte moderna… è un
investimento importante, utile per il futuro, bisogna credere anche
nei giovani artisti, nell’arte attuale, non investire sempre
e solo su quella del passato… Invece non si da molto spazio
a chi ha le idee…
B Non ci sono iniziative
dedicate all’arte moderna?
Massimo Ricordo l’ultima
collettiva che abbiamo fatto all’ospedale vecchio, tra gli
organizzatori c’era Rudy
Paolizzi. “La
posta in gioco”, eravamo 44 artisti…
R Io ero venuto a vederla,
mi pare fosse il ’95, avevo 18 anni, era bellissima! Quante
volte è successo che abbiano dato spazi così?!
Massimo Ogni venerdì
c’era una festa, si suonava, c’erano proiezioni in Superotto,
per un mese sono state fatte un sacco di belle cose…
B E da allora?
Massimo Dopo questa
cosa il panorama delle arti visive è crollato, nessuno ha
più fatto niente, l’ospedale vecchio è ancora
lì come lo abbiamo lasciato noi…
B Grazie per la cena
Massimo
Massimo Queste cassette
le vorrei sdoppiare!
R Ci ho sempre pensato
anch’io, registrare certe serate passate insieme agli amici…
scopri dopo che è prezioso questo tempo…
Massimo Salute!
BMR Cin cin!
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