Home | Editoriale | Belvedere | Galleria | Terrazza | Giardino | Newsletter | Archivio
 
A cena con l’artista.
Intervista a Massimo Modula
| di Barbara Bianchi e Roberto Ballestracci

Data: Giovedì 1° Agosto 2002, ore 21 circa.

Personaggi
: Barbara Bianchi (B), Roberto Ballestracci (R), Massimo Modula.

Ambientazione
: casa di Modula.
----------------
Arriviamo da lui verso le ventuno, subito affascinati dalla sua casa d’artista: tele, colori e disegni riempiono lo spazio. Musica in sottofondo. La cena è già pronta, arte anche in tavola. Il menù: pennette piccanti aglio e pendolini, formaggio sardo sudato, melanzane di Puglia e peperoni sott’olio. E poi piada, pane pugliese, pesche al vino e chicchi d’uva. Roberto ha portato il vino, siciliano.


“Io sono il bagnino, custode dei giochi… le stagioni non son puntuali per i desideri…”
Comincia così la nostra chiacchierata, con le parole di una canzone scritta da Massimo...

R È vero… le stagioni non son puntuali per i desideri…
Massimo Si, vale per l’amore e vale anche per tutto il resto… ci complichiamo sempre la vita inseguendo desideri impossibili o strade tortuose… Viviamo in una società in cui si sta bene: abbiamo da mangiare, da bere, un tetto sotto il quale dormire. Quindi i problemi diventano quelli della nostra mente e noi diveniamo complicati… torniamo semplici quando ci tirano le bombe, quando non abbiamo da mangiare… allora diventiamo semplicissimi, diventiamo animali… basta una chitarra, basta niente…
R Vogliamo brindare?
Massimo A che cosa?
R A questa cena
Massimo Io brinderei a Stefano Mina che ha venduto tutti i quadri nell’86!
R Abbiamo incontrato Mina prima, in piazza Cavour, bellissimo, è un nostro amico pittore che ci ha raccontato questa storia, che nell’86 è riuscito a vendere tutti i quadri in un botto solo…
Massimo A uno svedese! A una persona sola, capito?!
B Uno che si è innamorato follemente dei suoi quadri!
R Solo che lui ha questo problema: dopo aver venduto non riesce più a dipingere, mentre Massimo
Massimo Per forza! Caspita! Vende tutti i quadri…
R Mentre Massimo, che ci vive…
Massimo No, lui, ci credo… Uno che ti compra tutti i quadri della mostra, rimani scioccato!
B Ecco, com’è sta cosa, che ti comprano un quadro che hai dipinto… non fa male?
Massimo No, fa bene!
B Beh, al portafoglio lo immagino, ma non è come vendere un pezzettino di te?
Massimo Vendere un quadro è bellissimo, è come per voi che state lavorando a questo sito, faccio un esempio banale, che non c’entra con l’artista… è far passare un messaggio. Mi riferisco al vostro lavoro, non alle vostre passioni, a quello che state facendo anche adesso…
R Beh però la tua è anche una passione!
Massimo Lui lo sa (riferito a Roberto). Tu esprimi una tua idea, un tuo sentimento e una persona, che ti conosca o meno, ritrova una parte di sé in quel sentimento, che può anche non essere lo stesso…
B Però bisogna essere generosi, in un certo senso… ci sono quelli gelosi dei propri lavori
Massimo Per un artista è normale, non può fare altro, è un bisogno
R No, poi comunque quando fai le cose il bello è che dopo camminano da sole, magari il quadro aveva un altro messaggio…
B E i tuoi quadri li regali anche?
Massimo A volte si.
B E me ne regaleresti uno?
Massimo A te, adesso?
B Si…
Massimo No, adesso no! Non c’è l’occasione, ci dev’essere un motivo, non basta il fatto che uno me lo chieda, se dovessi regalare un quadro a tutti quelli che me lo chiedono…
B Però sarebbe stato bello avere un tuo quadro… allora forse me lo comprerò… Le tue quotazioni?
Massimo Adesso sto vendendo da un minimo di un milione – 500 Euro – a un massimo di 1000 Euro, 1200…
B Complimenti!
Massimo Dipende anche dalle dimensioni… Beh, non sono cari, sai?
B No, no… Sei una persona fortunata, però… Ma te Roby non dipingi?
R Io si, quando ho accanto un barracuda
B Come Massimo!
Massimo No, adesso lui inizia, inizia adesso, è bravissimo
B Vero?! Ha una sensibilità…
Massimo Io mi ricordo i fumetti che mi hai fatto vedere! Eri più grosso, crescendo sei dimagrito, sei più longilineo… Mi ricordo gli incontri alle feste, ci siamo visti spesso…
B Avete la stessa età?
Massimo Io sono un ’69…
B Come me
Massimo Metto altra piada…
R No, dai, mangia anche te!
Massimo C’è ancora sugo, eh?! … Oh, l’aglio, fate attenzione, sono pezzi grossi, l’ho fatto apposta perché così si vedono!
R Che getile sei, veramente… No, a me piacerebbe dipingere, un bel po’…
Massimo Ti piacerebbe?! Hai già dipinto, si può dire che già dipingi… Volete ancora pomodori?
B Oltre a dipingere e scrivere bene sei anche bravo a cucinare! Un artista completo, forse anche un poeta dell’arte visiva…
Massimo Queste parole, faccio sempre fatica ad usarle… Ma non per colpa delle parole!
B Per colpa nostra…
Massimo Si, perché sembrano… non so, forse finte… Una volta provavo un vero imbarazzo ad impiegarle, ma adesso sto imparando a vincerlo… la parola artista, una volta mi mandava in paranoia, però è come dire un’altra cosa, no? un altro ruolo…
R E’ un etichetta, comunque…
Massimo Si, però è anche un lavoro…
R Ma devi dimostrare che lo sei!

Massimo Nel linguaggio corrente è diventata una parola un po’ pesante no? Dici “è un’artista!” ed è un po’ come una volta quando uno aveva il titolo di ragioniere, no? “Ragioniere!” “Dottore!”… E invece la parola poeta… Non è detto il poeta sia una persona che crea poesie dalla mattina alla sera. E’ una persona che in una certa fase, in un momento della sua esistenza, a un certo punto vive l’esperienza della vita come qualcosa di ultraterreno, o anche di terreno, di amore per la vita terrena stessa.. tant’è vero che ci sono situazioni poetiche di persone che non si definiscono tali… che lavorano i campi, che vivono nei paesi, e non si sognerebbero mai di… alla fine è una forma di linguaggio comune…
B E la stessa cosa può valere anche per “artista”?…
Massimo Si, però non è come dire che tutti possono esser artisti…
R Quando dipingi devi conoscere le tecniche
B Si, per il pittore è così, ma io chiedevo dell’artista…
R L’arte è democratica
Massimo Quello si… cioè, intesa come modo di sentire si; intesa come affermazione, invece, purtroppo non è democratica.. forse neanche purtroppo, è così e basta.
Adesso vi svelo un segreto! Mia mamma aveva fatto un sacco di questi peperoncini, oggi - non sapeva che dovevate venire voi. Una parte li abbiamo mangiati a pranzo e un’altra parte, consistente, doveva andare a mia zia, gliel’aveva proposto lei… quando ha saputo che dovevate venire voi, però, voleva che li tenessi per stasera! Allora le ho proposto: “dai, quando passa la zia ci neghiamo!”. Si è fatta una storia allucinante, mai successa una cosa così! Lo facciamo, c’era Starsky e Hutch, ho dovuto togliere l’audio – porca miseria! - la scena riesce e lei va in paranoia: “no, dai, la chiamo!” e io: “ma che scrupoli ti fai?” – il diavolo, io, lucignolo!
R L’ho denominato io Lucignolo!
Massimo E poi aveva ragione, dai, perché poi non aveva senso, noi potevamo mangiare anche un’altra cosa… assurdo! Dopo ha inventato una scusa perché non ce la faceva e glieli ha portati lei!
B Tutto questo per noi?? Ma io ne mangio tre!
Massimo No, infatti!
B Il computer ce l’hai?
Massimo No… dico sempre che lo compro, poi non lo faccio…
B Internet, niente?
Massimo Niente…
B E come lo vedi il rapporto con l’arte?

Massimo Buono, anzi! Buono sia sotto l’aspetto del progresso del digitale, sia sotto quello della gestualità e della consapevolezza… nel mondo dell’immagine il digitale sembra in apparenza voler sostituire la manualità… invece, secondo me, sta crescendo come fenomeno a sé, e d’altra parte sta dando un’altra coscienza della manualità, che prima forse era legata al fatto di avvicinarsi il più possibile a una dimostrazione di verosimiglianza… alla realtà o all’effetto… adesso invece con il computer la gestualità acquista un’altra potenza, che è una vibrazione… all’inizio anch’io ero prevenuto, poi ho capito che il computer ha delle doti, viaggia su un binario, e la mano e l’istinto viaggiano su un altro…
B Complementari…
Massimo Secondo me si
R Anche perché si è stabilita una linea di confine, chi lavora con i pennelli ha un’identità, mentre chi usa il computer ne ha un’altra…
Massimo E’ uno strumento in più… più strumenti hai e più valorizzi la tua espressione creativa…
B Questo è forse molto tuo, tu hai sempre utilizzato molti strumenti…
Massimo Si, ma anche in un altro senso. Se tu dipingi come… per esempio come Caravaggio, in una società come quella attuale sei potentissimo, tu esponi un quadro e lo puoi mettere su Internet, lo puoi stampare! Anche se… se vai a vedere lo stesso quadro dal vivo non c’è niente da fare, è tutta un’altra cosa, devi andarlo a vedere! … C’è la mia amica che mi ha regalato il catalogo di Van Gogh, una volta non gli piaceva, gli ho detto: “guarda che quando lo vedi cambi idea”, però non ero tanto convinto, mi sembrava di aver fatto lo sbruffone, era in base alla mia esperienza, quando l’ho visto dal vero era un’altra cosa, ma anche lei ha detto: “avevi ragione!
R E’ un’altra cosa… di un pittore come Van Gogh ti affascina moltissimo anche la vita… se sai che c’è una storia che lo contestualizza…
B Lo senti se c’è spessore o no…
Massimo Io credo di si… Il lato più geniale, più bello della tecnologia è che viaggia a braccetto con l’istinto! E’ come quando si cresce, non si perde l’istinto del bambino…
R No
Massimo Però capisci meglio… mantieni quella parte, che chiaramente non è più inconsapevole, però la capisci e se sei bravo, se comprendi quello che hai vissuto, riesci ad unire quello che eri, mantenendolo, con quello che sei! Tecnologia ed istinto non possono scontrarsi… è come con la musica, adesso si fa tutto campionato, con il computer, tutte le cose però ti emozionano… il gruppo sperimentale con il computer e le immagini su grande schermo e il suonatore di mandolino a Ferrara! E’ un trapasso…
R Dipende dal manico!
B Dalle persone…
Massimo La cosa grossa dell’arte, adesso, è che non ci sono più riferimenti… il riferimento non è più la novità, l’innovazione, non ha bisogno di rivelarsi come mai vista, tutto si è livellato sul piano dell’innovazione e questa crisi, secondo me, genererà un’altra forma d’arte, non più legata a quel parametro lì ma a quello che tu vivi, alla tua coscienza di essere un uomo che è vissuto mille anni fa, uguale…
B E questa crisi di riferimenti è forse dovuta in gran parte ad Internet…
Massimo Si, una svolta incredibile…
R E poi adesso tutti sanno tutto di tutti, è impossibile fare qualcosa di nuovo…
B Il nuovo non esiste…
Massimo Si è scardinata la necessità del nuovo!
R Ognuno è libero di fare veramente quello che vuole…
Massimo Il fatto di scardinare il nuovo significa che ognuno più fare quello che gli pare, però è un’arma a doppio taglio, non bisogna cadere nel banale… si ha la fortuna (o la sfortuna?) di avere tantissimi strumenti, una tavolozza piena di tonalità… però occorre stare tranquilli! Utilizzarli con consapevolezza, un po’ alla volta… E’ importante che ci sia vita, continuare, portare avanti il flusso. Non è un compito minore, è solo diverso… l’uomo è sempre lo stesso
B Tutto si rinnova e niente è mai nuovo!
Massimo Si, sembrerà banale ma è così, non c’è niente di nuovo, e allora cos’è importante? Non certo dire cos’è nuovo o cos’è vecchio… forse l’amore è la cosa più importante, quello che sospinge: l’amore per le cose, per le persone, per quello che si fa, per la vita… E’ come per il mare: le onde sono una diversa dall’altra, però da tre miliardi di anni il mare non è mai cambiato, è sempre quello… per dire che non c’è bisogno di essere per forza “diversi”… Sto dicendo delle banalità!
B Ma no, cos’è poi la banalità?
Massimo Non ti è capitato di andare in paranoia… fai una cosa, la guardi e dici: “si, però assomiglia a quello, ho usato quella parola lì”, e poi alla fine ti arrabbi, perché te la sentivi davvero e allora perché devi essere per forza originale?!
R Si, anche quando disegni succede… fossimo nel medioevo, senza contatti con il resto del mondo, potresti dire “questo è veramente mio”, ma adesso è una psicosi comune a chi crea, perché vedi le cose che fanno in giro ed è inevitabile, è naturale fare cose simili… ma è comunque meglio…
Massimo E’ meglio perché si fa chiarezza e si va avanti… o confusione?… Caspita volevo fare un disegno con le penne e non l’ho fatto!
R Un disegno con le penne?
Massimo Si, volevo fare qualcosa così la fotografavi… sui pomodori volevo mettere le penne e fare una faccia, con le penne bianche…
R In un’altra intervista, quando saremo famosi giornalisti
Massimo Qui ci sono peperoni, melanzane… Mmm, questo è un vino che…
R E’ siciliano, Nero d’Avola misto a Sauvignon
B Tu sei tutto riminese?
Massimo No, per niente! Io sono nato a Torino, mia madre è sarda e mio padre pugliese!
R E cosa fai a Rimini?!
Massimo Siamo venuti qui nel ’79, c’erano due miei zii che erano qua, eravamo venuti per trovare loro… tra l’altro la prima volta che sono venuto a Rimini sono venuto proprio in questa via, mio zio abitava nel palazzo di fronte a questo!
B Che buono questo formaggio!
Massimo È sardo, c’è al mercato un banco di un ragazzo di Saludecio, un personaggio, gentilissimo…
R Modula è un cognome sardo o pugliese?
Massimo Pugliese, anche se non è proprio tipico pugliese… penso ce ci siamo solo noi…
R Bello, però! … questo formaggio suda!
Massimo È vivo, si… io vado matto per i formaggi!
B Io ho rinunciato alla carne, ma al formaggio non so se ce l’avrei fatta
Massimo Si, è un’altra cosa… Qualche tempo fa avevo spedito delle foto ad un concorso e mi hanno selezionato. Non ho vinto, però mi hanno ammesso alla mostra ed era vicino a Torino, il Premio Casorati, nella città dove è nato questo artista. C’era un lungo tavolo imbandito solo di formaggi! Io ero diventato il capo della situazione. Ce n’era uno che è esploso, era eccezionale, faceva una puzza! Buonissimo, tu lo mandavi giù e bruciava!
R Che buono!
Massimo Allora dicevo agli altri: “quello mangiatelo per ultimo!” – dicevo a tutti così: “per ultimo, è vivo, è ancora vivo!
B Ultimamente hai vinto un concorso?!…
Massimo A Pelago, un festival di teatro e musica da strada… ci hanno chiamato per secondi, non c’era una vera e propria classifica, c’erano dei premiati e noi eravamo fra quelli
B Con il tuo gruppo, “Quello che vuole Lola”?!
Massimo Si
R Perché questo nome?
Massimo Il primo spettacolo si chiamava così, parlava di una storia d’amore. La storia era molto anni ’50, un po’ alla Buscaglione: la donna fatale che strega l’uomo, lui che va fuori di testa e lei che ci gioca. Era uno spettacolo brillante, con la voglia di scherzare, di fare ironia sui rapporti tra uomini e donne ed uno dei brani strumentali che vi faceva parte si intitolava “Whatever Lola wants”. Era bello in italiano, così lo abbiamo adottato
B Quando vi esibite tu dipingi sempre?

Massimo Si, dal ’98 con questo gruppo… ma anche prima ho fatto delle cose, la performance pittorica dal vivo l’avevo fatta altre volte. Un giorno, con un ragazzo di Riccione che scriveva racconti e poesie decidemmo di fare una cosa, la lettura con pittura dal vivo, con musica in sottofondo… lo abbiamo fatto al vecchio “Quadrare il circolo”, e da li è venuta fuori l’idea. Con Abbiamo partecipato a Maggiovane, al teatro Massari nel ’96, dovevano premiarci perché era la cosa più originale, ma dissero che il livello professionale di tutti i gruppi che avevano partecipato non era abbastanza buono. Avrebbero premiato noi, ma l’attrice che ha preso parte alla cosa secondo loro non era all’altezza… Però potevano premiarci lo stesso! … Metto su un’altra piada…
R Mangia, Massimo!
Massimo Poi è arrivato Luca Mandrioli, lui suona il sax, un matto che adesso vive in Francia, molto bravo, di una potenza scenica incredibile. Mi propose di creare questo gruppo, dove inizialmente musica e colore erano pura performance, non cera una storia. Pian piano, poi, io ho spinto sempre di più la chiave del cantastorie
B L’ultimo spettacolo che avete fatto qual è stato?
Massimo Al festival di Pelago, “Canzoni per un esodo”. Canzoni che parlano dell’esodo e dello spostamento, del viaggio, come metafora di tante cose… ha tanti significati il termine esodo: bisogno di cambiare terra, necessità di sopravvivenza, voglia di scappare per apnea…
B Una bella parola, esodo…

Massimo Si, è come un moto continuo… io credo molto nel moto… è anche mancanza di pace, irrequietezza dei sentimenti… Ti faccio un esempio riferito al nostro spettacolo. A proposito del tema dell’esodo per sopravvivenza, come bisogno. Il brano “Saluti da Otranto” è nato da un quadro che ho dipinto pensando a una classica cartolina, “saluti da Rimini”… Io ho dipinto questi bagnanti, uno dei quali con un braccio alzato come a salutare, o forse a chiedere aiuto… sull’orizzonte c’è il profilo di una città e sotto, graffiata nel colore, la scritta “saluti da Otranto”. Da lì la canzone…
R Che buone queste melanzane, sto godendo! … Lo sai, da quando abbiamo fatto insieme quella performance pittorica in piazza Cavour c’è un sacco di gente che mi è diventata amica! E’ una cosa che non sopporto!
Massimo Davvero? È un classico, nella provincia è così…
R Tu vivi con tua madre, vero? L’ho conosciuta, è una bellissima donna
Massimo Io ne sono orgoglioso
R E’ giovane, anche
Massimo Quando mi ha avuto aveva 21 anni…
B Senti di avere qualcos’altro di importante da dirci di te? Se vuoi ti facciamo un po’ di domande classiche. Da dove trai ispirazione per le tue opere?
Massimo Dai pittori, dalla musica, dalle foto: dalle immagini, si, e dalle cose che vedo…
B Quando ti sei reso conto di avere dentro il “fuoco sacro” dell’arte, di voler dipingere?
Massimo Ce l’ho sempre avuto… Che dipingere potesse essere l’unica cosa da fare, che ci avrei potuto vivere l’ho capito invece circa 10 anni fa… da allora credo che lo farò sempre, sorte permettendo…
B Forse ti facilita il fatto che fai molte cose, diversifichi la tua vena creativa…
Massimo Beh, si, anche se la musica è venuta dopo, però è collegata… e poi mi è sempre piaciuta, anche se non mi considero un musicista…
R A me una volta hanno fatto questa domanda: “Se Roberto non sapesse disegnare cosa sarebbe?”…
Massimo E’ come se vai da Maradona e gli chiedi “Cosa faresti se ti tagliassero il piede sinistro?”!
B Mi pare diverso, quella del calciatore la vedo più come professione
Massimo Maradona è un artista!
R Maradona per diventare quello che è probabilmente si divertiva, come io mi divertivo e a quattro anni già disegnavo
B Io vedo la pittura come vocazione, non so, lo sport invece è più corrotto…
Massimo Ma anche l’arte!
R Lo senti meno perché non hai la gazzetta dell’arte che te ne parla tutti i giorni, però… non è vero che quelli che vedi sono i più bravi!
Massimo Io amo il calcio!
B Anche a me piace, sono torinista
Massimo Grande!
B Anche tu?
Massimo Sono granata da quando ero bambino!
R Una squadra romantica…
Massimo Lo sport è arte, perché è espressione
R Secondo me – ed io sono scoordinato – è veramente una consapevolezza dello spazio in relazione al tuo corpo, è splendido.
Massimo C’è lo slancio, l’esaltazione… prendi a box, il basket, le arti marziali, o la scherma…
B Ma è anche mercato…
Massimo È come l’arte!
B Si a certi livelli probabilmente tutto diventa mercato…
R Ne parlavamo prima, c’è gente che si paga le macchine con i quadrini
Massimo Arriva uno con il macchinone e dice: “Ma lo sai come me la sono pagata questa? Con questi quadri qui!”, delle miniature di quelle che dipingono sul lungomare!
R E’ così, va di moda una cosa e tu ti devi adattare. Come nel calcio, adesso va il fisico, devi essere potente, così i fantasisti fanno fatica a sfondare…
Massimo Secondo voi come viene questa intervista?
B In che senso?
Massimo Secondo me è un intervista bella, perché è spontanea!
R Ne hai già fatte altre?
Massimo Si, quando per esempio devi fare uscire una cosa su un giornale ti fanno l’intervista
BQual è il tuo prossimo progetto?
Massimo Eh, queste cose qui, esatto!
B E qual è il tuo progetto?
Massimo Non lo so…
R Piazza Cavour!
Massimo Esatto, un’altra performance in piazza Cavour con Roberto Ballestracci!
B Ti piace collaborare con altri artisti?
Massimo In questo caso si, in altri no… purtroppo la maggior parte delle volte è stata un’esperienza drammatica
B Perché?
Massimo Si fa poco e si parla troppo, non ci si mette in gioco abbastanza. Per la preoccupazione di essere credibili non ci espone… abbiamo fatto mostre collettive, bellissime esperienze, però c’erano problemi di comunicazione, problemi di rivalità… la competizione è bella e necessaria, ma fino ad un certo punto; quando diventa fine a se stessa non giova a nessuno. Purtroppo collaborare il più delle volte si è rivelato questo… Si ha di fronte un bel progetto comune ma prima di buttarsi si fanno un sacco di preamboli… E’ giusto avere dei dubbi, voler rendere tutto nel migliore dei modi, ma occorre anche sapersi buttare, se non si inizia a fare delle cose non si fa nulla… Come queste performance che ho fatto insieme a Roberto, ci siamo messi lì e abbiamo cominciato, il resto è venuto da sé. Abbiamo creato dal vivo delle opere d’arte, abbiamo espresso la nostra creatività sul momento… Molta gente è complicata, invece, e purtroppo non si riesce ad andare d’accordo, anche senza ragioni reali…
B Già di per sé l’idea di gruppo, di collaborazione è complessa…
Massimo Ma io dico buttiamoci! Man mano che andiamo avanti, poi, verranno fuori delle collaborazioni, però se non si parte dall’individuo, dalla persona è inutile, non si arriva da nessuna parte… Si, è una bella intervista! Anche se non abbiamo parlato molto di arte… però si, invece si!
B Che cosa ne pensi del sito e dell’iniziativa di Villa Franceschi?
Massimo E’ una bella cosa! Qui a Rimini non c’è ancora una galleria vera e propria dedicata all’arte moderna… è un investimento importante, utile per il futuro, bisogna credere anche nei giovani artisti, nell’arte attuale, non investire sempre e solo su quella del passato… Invece non si da molto spazio a chi ha le idee…
B Non ci sono iniziative dedicate all’arte moderna?
Massimo Ricordo l’ultima collettiva che abbiamo fatto all’ospedale vecchio, tra gli organizzatori c’era Rudy Paolizzi. “La posta in gioco”, eravamo 44 artisti…
R Io ero venuto a vederla, mi pare fosse il ’95, avevo 18 anni, era bellissima! Quante volte è successo che abbiano dato spazi così?!
Massimo Ogni venerdì c’era una festa, si suonava, c’erano proiezioni in Superotto, per un mese sono state fatte un sacco di belle cose…
B E da allora?
Massimo Dopo questa cosa il panorama delle arti visive è crollato, nessuno ha più fatto niente, l’ospedale vecchio è ancora lì come lo abbiamo lasciato noi…
B Grazie per la cena Massimo
Massimo Queste cassette le vorrei sdoppiare!
R Ci ho sempre pensato anch’io, registrare certe serate passate insieme agli amici… scopri dopo che è prezioso questo tempo…
Massimo Salute!
BMR Cin cin!

Terrazza
----------------
Crepapelle: storia di una collettiva riminese
----------------
Eventi
----------------
I link del mese:
Viaggio nella Rete
----------------

Cos'è radio villafranceschi.it? | Villa Franceschi | Come contattarci
a cura di: Villa Franceschi - Comune di Riccione - IBC milia Romagna - Provincia di Rimini
copyright © 2002 - Villa Franceschi

Web design: Kaleidon