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Assemblea AIAP - Le mostre: "Italic.0"

Dopo Novarese.
Il disegno di caratteri contemporaneo in Italia | di Mario Piazza, Silvia Sfligiotti

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Per una nuova cultura del progetto
Il clima di ribellione giovanile degli anni Settanta e la diffusione del mestiere di grafico introducono nuove tensioni e nuove strade nella grafica. La ripresa di tematiche come quella della grafica di pubblica utilità di Albe Steiner, aggrega un esteso gruppo di autori, che ha voglia non solo di affermazione sul piano stilistico, ma sopprattutto di riflettere sul significato del mestiere. Il gruppo trova nell’Aiap, l’associazione dei grafici, l’ambiente per crescere e strutturarsi (e non pare casuale che questo ruolo non venga invece giocato dall’Adi, l’associazione dei designer industriali).
La pubblica utilità è il tema che offre lo spunto per costruire una disciplina della progettazione su solide basi teoriche e metodologiche. Soprattutto per i temi della scrittura e della tipografia dove il campo è ormai inaridito. L’approccio ricercato è più ampio.
Lo testimoniano i tre testi di riferimento di quegli anni. Nel 1980 Einaudi pubblica La scrittura di
Armando Petrucci, ottimo e originale saggio sulle vicende della cultura grafica italiana dall’ XI secolo al presente. Giorgio Raimondo Cardona, nel 1981, pubblica Antropologia della scrittura dove introduce il concetto di sistema grafico e soprattutto apre all’idea che l’alfabeto non è il punto d’arrivo di un processo evolutivo univoco. Giovanni Anceschi pubblica, sempre nel 1981 Monogrammi e figure, che rifonda la disciplina introducendo la nozione di "artefatto comunicativo" e individuando nel monogramma la particella elementare, testuale e visiva.
A questo si aggiunge, nel 1985, la nascita della rivista Grafica promossa dall'Aiap e curata da
Gelsomino D'Ambrosio e Pino Grimaldi. E’ una rivista di studio, nata al di fuori dall’ambito accademico e dal grande sistema editoriale, che fin dai primi numeri affronta i temi della scrittura e della tipografia, in particolare con i contributi e i consigli editoriali di Giovanni Lussu.

Scritture, calligrafia, tipografia
mario piazzaLa ripresa dell'attenzione al tema della scrittura è avviata. Lo studio e la necessità di una seria formazione sono le linee guida di questa consapevolezza che pone la scrittura al centro del processo progettuale.
L'Aiap è l'associazione che recepisce e supporta queste nuove aspettative e sorregge e incoraggia le lezioni di
Anceschi di Lussu.
Nel '90 viene pubblicato Farsi un libro, volume dedicato alla grafica editoriale, che ospita "Caratteri eminenti" - il primo di una ricca serie di saggi di
Lussu. L'obiettivo è di formare le nuove leve della grafica italiana, attraverso una riflessione originale che riprende le intuizioni e gli studi di Cardona, abbandonando definitivamente l'assolutismo dell'alfabeto come forma alta e matura della scrittura e con la convinzione che la lettera non è mai solo pura trascrizione del verbale ma sempre immagine e contenuto. Sempre Lussu con Silvano Fassina e Kathy Frate nel '91 editano la rivista Calligrafia, piccolo gioiello di attenzione ai temi delle "belle lettere" in un orizzonte più ampio e vicino alla quotidianità professionale.
Nel '92 nasce l'Associazione Calligrafica Italiana, che oltre a occuparsi di calligrafia in senso stretto apre anche alla tipografia, cercando di far conoscere il patrimonio storico italiano (non solo
Bodoni!) e invitando specialisti internazionali per stage e seminari.
Con la pubblicazione di Segni & simboli di
A.Frutiger, nel ’96, Lussu avvia la collana editoriale "Scritture", pubblicata da Stampa Alternativa e patrocinata dall’Aiap. Già la scelta del libro di Frutiger è indicativa della direzione editoriale che procederà con testi inediti di autori italiani, (una storia della tipografia, alcuni manuali di calligrafia, ricerche fotografiche) e la traduzioni di importanti contributi scientifici come i saggi R. Harris, e la nuova edizione, riveduta e arricchita, degli esemplari testi di J. Mosley sull’influenza della capitale romana e sulla nascita dei sans serif.
Nel '97 viene realizzata la mostra Scritture. Le forme della comunicazione, curata da
Lussu, Perri e Turchi, che ha una prima tappa a Roma ma che poi verrà ospitata da numerose città italiane.
Del gruppo dell’Aci,
Anna Ronchi e James Clough con il loro corso di Design Tipografico presso il CFP Riccardo Bauer di Milano hanno contribuito a risvegliare l’interesse di molti giovani grafici verso studio della tipografia.

Dopo Novarese, i nuovi autori
In parallelo con questo risveglio di studi e favorita dalle nuove tecnologie, una generazione di grafici si confronta con la progettazione tipografica. Gli esordi, sul finire degli anni Ottanta, sono sull'onda degli stili internazionali, con progettazione di font più decorative e da titolazione.
Così il territorio del type design è stato occupato in maniera anarchica e vitale da persone che non sentivano di doversi confrontare con una tradizione, né per contrastarla, né per continuarla. Gli unici punti di riferimento erano all’estero. Questo è stato l’atteggiamento di
Fabrizio Schavi, che con Alessio Leonardi ha dato vita a "Fontology", prima e breve esperienza di type foundry italiana, e ha partecipato alla parallela esperienza della rivista Climax, ingenuo ma necessario spazio di liberi esercizi per un gruppo di grafici che intendevano rivitalizzare la scena italiana.
Contemporaneo anche se piuttosto diverso è "Design Lab", il progetto di
Sebastiano Castiglioni e Jane Patterson, che produce e distribuisce caratteri disegnati da Gianni Sinni, Maurizio Osti, e la stessa Patterson con John Downer. Accanto ai font più effimeri e a quelli sperimentali, Design Lab propone infatti anche progetti come il Simona (di Patterson e Downer)
Ma grazie alla nascita di fonderie digitali e al clima culturale, molti autori si aprono ad una dimensione più profonda e professionale.
Piero De Macchi ha continuato una linea di ricerca affine alla sensibilità di Novarese, di cui è stato allievo, ma arricchita dal confronto internazionale e dalla possibilità di affrontare temi complessi e molto visibilili, come il carattere dei nuovi elenchi telefonici.
Giovanni de Faccio, tra i fondatori dell’Associazione Calligrafica, è quello che con maggior successo ha affiancato alla calligrafia il type design: il suo Rialto si rifà a modelli cinquecenteschi reinterpretandoli in chiave personale, con una freschezza di segno che spesso manca a questo tipo di riletture, troppo preoccupate dalla fedeltà all’originale.
Percorso anomalo quello di
Albert Pinggera, l’unico che abbia svolto studi specifici sul type design, naturalmente non in Italia ma in Olanda, cosa evidente dalla qualità e dallo stile dei suoi font.
Il lavoro di
Claudio Piccinini vuole dare dignità teorica al type design dell’era digitale, svincolandolo dai canoni estetici e di leggibilità derivati dalla tipografia tradizionale. Le sue font hanno spesso premesse concettuali forti, e sono caratterizzate da numerose irregolarità ed elementi imprevisti che le rendono apparentemente spontanee, anche quando, come Ogilve, sono costruite direttamente al computer senza schizzi preliminari.
La somma di tutti questi sforzi ha creato un terreno fertile per la rinascita di un’attenzione alla dimensione tipografica. In anni recenti, molti di coloro che avevano iniziato come sperimentatori hanno proseguito confrontandosi con gli aspetti più complessi del type design, formandosi una professionalità completa e dando vita a una produzione di più ampio respiro e con maggiori potenzialità: sia
Schiavi sia Leonardi hanno disegnato caratteri istituzionali per aziende, un campo finora poco praticato in Italia, e lo stesso stanno facendo altri grafici (Pitis, Messina, Piazza). Il carattere viene considerato un elemento costitutivo importante del’identità visiva di un’azienda (anche qui la scelta di defalult Helvetica_Bodoni viene finalmente superata).
Un altro tipo di riscoperta del segno tipografico è quella operata per l’immagine delle città. Il tema è complesso e le esperienze non sono sempre riuscite. E’ comunque significativo che si ponga la questione di un carattere creato appositamente, come fondamento dell’identità di una comunità. Consente di ricollegare e far rivivere la tradizione della scrittura pubblica esposta delle città italiane con la ricerca e la sperimentazione tipografica più aggiornata e rispondente ai molteplici usi attuali.
Per Siena,
A. Rauch riprende, forse in maniera un poco ingenua, una scrittura derivata dalle iscrizioni quattrocentesche di Francesco di Giorgio Martini; per Milano A.Pace progetta un carattere elegante e leggero, forse viziato da un eccesso di formalismo, come quello di segno opposto, per Trieste disegnato da Tassinari/Vetta. Si tratta infatti di un ritorno alle avanguardie storiche, con lettere nette e dure, piegate alla modularità geometrica.
La nuova attenzione alle tematiche della scrittura trova infine anche una dimensione formativa. Dalla metà degli anni novanta vengono infatti attivati corsi di laurea di design, in molti dei quali si avviano esperienze formative significative, come gli sperimentali laboratori tenuti da
Lussu, Piazza e Turchi presso il Politecnico di Milano.
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Note
1. L’unico testo di riferimento per una storia della tipografia italiana è M. Rattin, M. Ricci, Questioni di carattere. La tipografia in Italia dal 1861 agli anni Settanta, Stampa Alternativa & Graffiti, 1997. Si veda anche la serie di articoli di G. Baule e W. Pagliardini su Linea Grafica: "Il Risorgimento Grafico: l’arte della tipografia", n. 1, 1986, "Campo Grafico palestra della nuova grafica", n. 2, 1986, "Linea Grafica: la grafica, professione e progetto", n.3, 1986.

2. A. Petrucci, La scrittura. Ideologia e rappresentazione, Einaudi, 1986, p.127.

3. M.Rattin, M. Ricci, cit. , p.121, 122 e F. Origoni, S. Marinelli (a cura di), Giovanni Mardersteig stampatore, editore, umanista, Edizioni Valdonega, 1989, p. 155-157.

4. M. Piazza, Novarese è la vocazione, in "Ticonuno", n.9, Coordinamento Cooperative Universitarie, 1991, p.14-16; M.Rattin, M. Ricci, cit. , p.105- 119; S. Polano, Aldo Novarese letterista 1920-1995, in "Casabella", n.632, 1996, p.46-49; J. Clough, Aldo Novarese: l’insuperabile, in Bollettino del Centro di Studi Grafici di Milano, n.2, 1995, p.1-4.

5. G. Lussu, La lettera uccide, Stampa Alternativa & Graffiti, 1999, p.75-77.

6. M.Rattin, M. Ricci, cit. , p.144-148.

7. G. Anceschi (a cura di), Prima Biennale della Grafica, A. Mondadori Editore, 1984, p. 13-17, G. Anceschi, L’era del rimescolamento, in G. Anceschi (a cura di) Urbano Visuale, Edizioni Essegi, 1987, p. 11-21, G. D’Ambrosio, P. Grimaldi, Lo studio grafico, Edizioni 10/17, 1995, p.12-21; G. Lussu, cit, p.159-171.

8. R. Harris, L’origine della scrittura, Stampa Alternativa & Graffiti, 1998.

9. J. Mosley, Radici della scrittura moderna, Stampa Alternativa & Graffiti, 2001.

10. G. Lussu, A. Perri, D. Turchi (a cura di), Scritture. Le forme della comunicazione, Aiap edizioni, 1997.

11. I. Tubaro, La città e il suo alfabeto, in “La Operina”, n. 17, Aci, 2000, p.19-17, M. Piazza, Le immagini della città, in “Abitare”, n. 401, 2000, p.84-87.  

12. G. Lussu, cit, p.78-83, D. Turchi, Progetti in corpo quattro, in “Notizie Aiap”, n. 10, Aiap edizioni, 2000, p. 25-29.

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