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Germano
Facetti, Ag
Fronzoni, Franco
Grignani, Michele
Provinciali, Albe
Steiner: 5 figure rappresentative
della scuola italiana, 5 autori che rappresentano l'originalità e
l'autonomia della grafica italiana. Al di là delle scuole
internazionali, la loro ricerca è stata in grado di unire
storia e sperimentazione, tradizione e impegno,contenuto e forma.
Germano Facetti
Grafico, designer,
architetto d’interni, divulgatore.
Nato a Milano nel 1926, studia architettura e storia dell’arte a Roma
e a Milano dove è assistente nel rinomato studio d’architettura BBPR.
Nel 1950 si trasferisce a Londra dove lavora come grafico e art director per
numerosi editori. 
Dopo un periodo di lavoro in Francia, nel 1960 torna in Inghilterra ed è Art
Director della Penguin Books fino al 1972, rivoluzionando, con le
sue idee innovative, i modelli della produzione editoriale.
Ha lavorato per Times & Life, Rizzoli, Olivetti,
il National Film Institute, Fabbri, l’Espresso, Neri
Pozza, Einaudi.
E’ stato presidente della Alliance Graphique Internationale.
Ha insegnato grafica alla Bath Academy of Art, al Manchester Polytechnic,
al London College of Printing, al Grafiska Institutet di
Stoccolma, alla Yale University.
Vive e lavora a Sarzana (SP).
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AG Fronzoni
Nasce a
Pistoia il 5 marzo 1923, muore nel 2002. Inizia la sua attività di grafico
nel 1945 occupandosi di editoria e di disegno industriale. Nel 1947 fonda e
dirige la rivista Punta. Nel 1965 è redattore di Casabella.
Opera come progettista nel campo della grafica e del disegno industriale: realizza
(1966) il manifesto per la mostra di Lucio
Fontana e, nello stesso anno, l'immagine coordinata per la Biennale
di Venezia. L'anno successivo progetta il poster per il museo sperimentale
di Torino. Seguono poi la definizione dell'immagine culturale "Arte
e città di Genova" e la sistemazione della galleria d'arte
contemporanea a Palazzo Reale. Realizza la serie di valigie Forma
Zero per Valextra ed i mobili serie '64. Nel 1980 ottiene
il premio Zanotti Bianco per l'allestimento del museo Walser ad
Alagna. Partecipa a numerose rassegne e mostre in Italia ed all'estero conquistando
ambiti riconoscimenti: Varsavia, Lipsia, Zagabria (premio alla carriera 1992).
Suoi lavori sono stati esposti o sono presenti nelle collezioni di numerosi
musei in tutto il mondo. Ha esposto le sue opere a Londra, Buenos Aires, Brno
e molte di esse fanno parte di numerose collezioni: Bibliothèque
National e Musèe des arts decoratifis (Parigi), Kunstgewerbe
Museum (Zurich), Musèe cantonal des beaux arts (Losanna), Deutsches
Bucherei (Lipsia), Deutsches Plakat Museum (Essen), Museum
Narodowe (Varsavia), Morovska galerie (Brno), Stedelijk Museum (Amsterdam), Museum
of Modern Art (New York), Royal Ontario Museum (Toronto).
Ha
insegnato per oltre vent'anni all'ISIA di
Monza. Vive e lavora a Milano, dove prosegue L'attività didattica
nella "bottega" internazionale di perfezionamento che
ha sede nel suo studio. Articoli sulla sua attività sono
apparsi sulle più importanti riviste di graphic design
e architettura, come High Quality, Novum, Domus, Casabella ed
altre ancora.
AG Fronzoni, uno
dei più grandi talenti di questo secolo nel campo del
design e dell'architettura, ci ha lasciati lo scorso febbraio.
Profeta del minimalismo, ha attraversato tutte le esperienze
artistiche e professionali di un visual designer. Ha firmato
manifesti che rimangono nella poetica della grafica e oggetti
che si iscrivono nella storia del design.
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Franco Grignani
Franco
Grignani è nato nel 1908 a Pieve Porto Morone (Pavia).
Già in età giovanile, 18-20 anni, partecipa alle manifestazioni
del secondo futurismo, in seguito i suoi interessi si spostano invece verso
le tesi delle avanguardie astrattiste e costruttiviste.
Terminati gli studi si dedica all’architettura di esposizioni e al graphic
design, scoprendo in quest’ultima attività le problematiche applicabili
alla comunicazione visiva che sviluppa, poi, con grande impegno creando così le
basi di tutte le sue produzioni creative anche nell’area artistica e
raccogliendo un’ingente documentazione analitica che – attraverso
riviste specializzate, libri, mostre e materiale didattico proposto nei corsi
di graphic design di Università straniere, influenzerà le correnti “op” della
grafica mondiale.
Addentrandosi tra le nuove proposte della scienza e della psicologia, ricerca
nelle vibrazioni dissociate, nei fenomeni psico-illusori, nel percettivo astratto
delle tensioni, una nuova morfologia formale rispondente alle esigenze della
comunicazione visiva.
Le sue sperimentazioni vanno dalle tecniche ottiche alle matematiche spurie,
senza però disgiungersi da una libertà costruttiva, sensibile
e aperta a nuove intuizioni e a continui sviluppi, dove confluiscono calcoli
razionalizzanti e sollecitazioni fantastiche.
Tra
i lavori grafici più stimolanti la famosa serie di annunci
per Alfieri & Lacroix e uno dei marchi più famosi
del mondo, conosciuto anche dal grande pubblico: quello della Pura
Lana Vergine.
Co-fondatore dell’Aiap – l’Associazione, è stato
anche membro dell’Alliance Graphique Internazionale (AGI) e
dell’International Center of Typographic Art (ICTA) di New York
e membro onorario della Society of Typographics Arts di Chicago (STA).
Ha curato la sezione grafica della Triennale di Milano nel 1957.
Per il suo contributo alle ricerche estetiche, ha ricevuto il Simbolo d'oro
dal Centro di Cultura Giancarlo Puecher di Milano.
Ha partecipato alla 36^ biennale di Venezia, sezione grafica sperimentale.
Ha tenuto mostre personali e collettive in tutto il mondo. I suoi lavori sono
presenti nelle collezioni di importanti Musei internazionali e nazionali, tra
i quali il Museum of Modern Art di New York, lo Stedelijk Museum di
Amsterdam, il Museo d'Arte Moderna di Varsavia e il Victoria and
Albert Museum di Londra.
E' morto a Milano nel 1999.
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Michele Provinciali
Michele
Provinciali è uno dei più importanti grafici della grande stagione
storica del design italiano. Ma in questo fertile panorama, il suo lavoro ha
sempre rappresentato una anomalia. Il suo approccio umanistico al design ha
caratterizzato di fatto "l’altra scuola", alternativa all’approccio
funzionale e tardo-razionalistico.
Laureatosi nel 1947 a Urbino con una tesi sulla critica raffaellesca, nel 1951
su segnalazione di G. C. Argan, W.
Gropius e M. Venturi vince
una borsa di studio per il New Bauhaus, l’istituto di Chicago
diretto da L. Moholy-Nagy.
Nel ’53 rientra in Italia, collabora con L.
Moretti alla rivista Spazio. Nel ’54 realizza la grafica
e l’ordinamento della sezione “industrial design” della X
Triennale di Milano.
Nel ’55 vince il Compasso d’oro per l’orologio Solari,
progettato con Gino Valle. Inizia
quindi la sua attività di art-director per numerose aziende di spicco
internazionale: Kartell, Zanotta, Cassina, Pirelli, Arflex, Snaidero, Splügen Präu, Rai
Tv, Banca d’Italia…
Progetta pagine e copertine per Stile industria, Domus, Qualità, Abitare, Edilizia
Moderna.
Inventa Imago, una rivista-contenitore della sperimentazione grafica e visiva.
Cura la grafica di New York arte e persone con foto di Ugo
Mulas editato da Longanesi.
Provinciali ha collaborato con gli architetti Giò Ponti, Alberto
Rosselli, Vico Magistretti,
i fratelli Castiglioni, i fratelli Arbizzoni.
Ha lungamente insegnato all’Isia di Urbino.
Dopo lunghi viaggi in Persia, dove una pista nel Dasht-e Kevir porta il suo
nome, vive a Pesaro e Novilara sempre interessato alla creazione dell’immagine
e del linguaggio iconico.
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Albe Steiner
Albe
Steiner (Milano 1913-1974), vive un’infanzia e una giovinezza
segnate dalla violenza nazifascista. Ha undici anni quando viene
assassinato lo zio, Giacomo
Matteotti. Alla morte del padre, interrompe gli studi
dopo il diploma di ragioneria per dedicarsi a una professione,
quella di grafico, che in Italia era appena agli inizi.
Risale agli anni trenta, in un clima culturale chiuso e ostile agli sviluppi
delle nuove esperienze artistiche europee, la sua conoscenza del costruttivismo
sovietico (El Lisitzkij) e del Bauhaus, degli astrattisti
italiani (Soldati, Licini, Radice, Fontana, Melotti, Veronesi)
e dei più qualificati grafici italiani e stranieri (Munari, Nizzoli, Schavinsky, Huber).
Accanto ai primi lavori nel settore del design, si collocano le sue ricerche
fotografiche e pittoriche. Collabora con lo Studio Boggeri e partecipa
alla prima mostra grafica alla VII triennale (1940). Si avvicina al
partito comunista e, con la moglie Lica,
l’amico Salvatore Di Benedetto e Elio
Vittorini, svolge attività clandestina di informazione e propaganda.
Nei primi anni di guerra prosegue la sua affermata attività professionale,
legandosi al mondo dell’avanguardia culturale antifascista milanese,
sempre in contatto con le esperienze del movimento moderno.
Dopo l’8 settembre 1943, i fascisti uccidono il padre (ebreo bulgaro
di origine spagnola) e altri familiari della moglie Lica riparati in Italia
per sfuggire alla deportazione. Albe Steiner partecipa
alla Resistenza prima organizzando recuperi e trasporti di armi, poi nelle
file del battaglione Valdossola. Perde il fratello Mino,
anch'egli militante della Resistenza, deportato a Mauthausen e al
campo di lavoro di Ebensee, dove morirà nel marzo del ’45.
Dopo la Liberazione, cura l’impostazione grafica del Politecnico di Vittorini:
"Parte integrante del discorso del Politecnico era la grafica che,
dovuta ad Albe Steiner, mirava
a proporre in modo nuovo e originale il rapporto fra testi e immagine. L’alternanza
dei rossi e dei neri, il richiamo a certe soluzioni delle avanguardie russe
post-rivoluzionarie, l’uso di fotografie per raccontare delle storie,
l’apertura ai fumetti, si basavano su una feconda intuizione delle possibilità di
impiego offerte dai materiali figurativi. Vittorini assecondò la sensibilità di
Steiner con il talento del giornalista che era in lui." (Notizia
su "Il Politecnico", scheda editoriale allegata alla ristampa, Einaudi,
Torino 1975).
Si reca con la famiglia in Messico dove collabora alla campagna nazionale per
la costruzione di scuole e al Taller de grafica popular, officina
culturale creata da un gruppo di pittori per la creazione di opere grafiche
ispirate alla vita politica e sociale del paese e destinate all’informazione
e all’educazione del popolo. Di nuovo a Milano nel 1948, riprende la
libera professione affiancata dall’insegnamento alla Scuola Rinascita
e dall’impegno politico-sociale. Quest’ultimo si è tradotto
da una parte nella realizzazione di manifesti e opuscoli, nell’allestimento
di mostre, stand e festival, nell’impostazione grafica di gran parte
della stampa della sinistra italiana; dall’altra nella promozione di
incontri, dibattiti e strutture organizzative per un riconoscimento della grafica
e del design sul piano tecnico, professionale e politico - sindacale.
Collabora
con enti e istituzioni culturali come la Rai, il Piccolo
Teatro, la Triennale di Milano, il Teatro popolare
italiano, Italia ’61, la Biennale di
Venezia. Impagina riviste tecniche e di settore, tra cui Edilizia
moderna, Studi teatrali, Stile Industria, Domus, Cinema
nuovo, Architettura, Interiors (USA).
Collabora alla redazione di gran parte delle riviste culturali della Sinistra
italiana, quali L’Emilia, Realismo, Il Contemporaneo.
Lavora per le più importanti industrie italiane tra cui la Bemberg,
l'Agfa, la Pirelli, l'Olivetti, la Bertelli,
la Coop.
Il suo maggior interesse è però rivolto all’editoria libraria.
Per Einaudi cura, oltre a Politecnico biblioteca, le collane I
gettoni - diretta da Vittorini -
e Collezione di teatro; progetta e realizza singoli volumi o collane
per La Nuova Italia, Editori Riuniti, Edizioni del Gallo, Sugar, Bompiani.
Le collaborazioni più importanti sono quelle prestate a Feltrinelli e Zanichelli.
Consulente editoriale e art director presso Feltrinelli dal 1955 al
1965, cura l’impostazione grafica delle varie collane compresa L’Universale
Economica, giudicata per la novità dell’impaginazione della
copertina, l’utilizzazione della fotografia alternata con la semplice
scritta, la disposizione eterodossa dei titoli. Per Zanichelli, dal
1960 al 1974, rinnova le edizioni scolastiche, soprattutto i volumi a carattere
scientifico , riconfermando anche per questa via la passione pedagogica e il
profondo interesse sempre rivolto al mondo della scuola.
Fino al 1958 insegna infatti al Collegio Rinascita, dal 1959 alla
morte è direttore e insegnante di progettazione grafica della scuola
del libro della Società Umanitaria: in questo ruolo promuove
nei primi anni settanta quel progetto di un istituto superiore statale per
le comunicazioni visive, che si concretizzerà con la nascita dell’ITSOS,
ospitato negli edifici dell’Umanitaria di via Pace. Inoltre tiene corsi
presso le università di Venezia e Torino, e istituti superiori di Parma,
Roma, Firenze e Urbino.
Muore improvvisamente a Raffadali, presso Agrigento, il 17 agosto 1974.
Sulla sua tomba a Mergozzo un blocco di granito reca la scritta: "Albe
Steiner partigiano".
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