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Di Harry Potter e d'altri sortilegi
Intervista a Serena Riglietti
| di Barbara
Bianchi
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Nata
a Pavia nel 1969, Serena Riglietti ha frequentato
la Scuola del Libro, sezione 'Disegno animato' e l'Accademia di Belle
Arti ad Urbino.
Dal 1994 lavora come illustratrice di libri per ragazzi per le maggiori
case editrici italiane ed estere; suoi, tra gli altri, i disegni delle
avventure italiane del noto Harry Potter.
Come studentessa dell'Accademia di belle Arti di Urbino ha vinto il
I° premio del concorso "Angeli del nostro tempo", istituito
da Piero Guidi Company, ed ha partecipato a varie mostre di pittura
ed illustrazione. Selezionata per tre volte alla fiera internazionale
del libro per ragazzi di Bologna, le sue opere sono state esposte
in vari musei giapponesi sotto la cura dell'Itabashi Art Museum.
Una sua mostra, Una
nursery luminosa, è attualmente in corso a Bologna.
Ciao Serena, innanzi tutto
vorrei chiederti che cosa significa essere un’illustratrice…
Ciao Barbara. Senti, questa è una
domanda che prevede almeno cento risposte diverse, quindi, anche se
per carattere sono abituata a credere di avere sempre delle gran certezze
- difetto su cui scivolo almeno due volte al giorno - ti metto una
doppia sottolineatura sotto la dichiarazione che non sono sicura
di saperlo, ci provo…
Allora, quello che penso da sempre è che una persona è
un'illustratrice, o un musicista od uno scrittore o cento altre cose
diverse, se fa di questa passione la sua vita e la sua professione.
Un illustratore è un artista, che però raggiunge il
suo pubblico se mette insieme la propria sensibilità a tutta
una serie di esigenze che sono quelle di un editore piuttosto che
un'altro, una collana editoriale piuttosto che un'altra, se è
capace di leggere un racconto - o un romanzo, un testo insomma - e
lo sa poi rinarrare con le immagini, raccontarlo a modo suo, se è
capace di creare delle immagini che in qualche modo assumono qualche
significato nella testa di chi le vede, così da rimanerne nella
memoria, se è un'instancabile osservatore. E poi per essere
un illustratore devi accettare, soprattutto in Italia, di non provare
neanche a paragonare i sacrifici al guadagno che ne segue - sennò
diventi un 'illustratore depresso' - devi preoccuparti di capirti
anche con le persone che parlano altre lingue, devi accettare di passare
molte ore in solitudine, devi accettare il mal di schiena, la precarietà,
devi rinunciare a smettere di fumare, devi obbligarti ad andare in
piscina, a pagarti una pensione privata, a pensare al lavoro anche
quando non sei in studio... e infine devi saper stracciare un lavoro
anche se l'hai già finito senza rimpiangerlo troppo, insomma
devi essere un pò martire!
Qual è stata la tua formazione?
Come sei arrivata all’illustrazione?
Anche in questo caso non sono sicura di
come siano andate le cose.
Nel senso che per un bel periodo mi è piaciuto raccontare che
un bel giorno il mio professore che mi vedeva disegnare mi disse
"tu sei un'illustratrice, perché sei molto narrativa nei
tuoi disegni", e io gli risposi che per me andava bene esserlo,
e che avevo così risolto a diciott'anni tutte le domande sul
futuro, ma forse me lo sono inventato. Del resto mi sono inventata
molte cose, insomma, qualcuna…
non è che me le sono proprio inventate, forse le ho sognate
e poi le ho un pò rielaborate a modo mio, ma cose anche serie,
tipo che il giorno in cui nascevo mio padre era ad una partita di
calcio, oppure che lui da piccolo aveva un fratello - unico fra altre
sette sorelle - al quale è stato mangiato il cranio dai topi
in un seminterrato tipo quello di Marcovaldo, oppure di una mia amica
alla quale erano rimaste appiccicate alle mani le due spine di un
ferro da stiro e io le ho salvato la vita dandole un colpo con una
scopa dal manico di legno (questa ho iniziato pian piano a smettere
di crederci da sola, man mano che la dicevo), e insomma sì
è così: sono un pò tendente alla rielaborazione
della realtà, ho una certa fantasia che vira quasi sempre al
grottesco, e diciamo che questo può essere un difetto o un
pregio, dipende in cosa lo impieghi, certo se lo avessi impiegato
per raccontare gesta eroiche e convincere l'Italia ad eleggermi al
governo sarei da penale, ma io lo impiego per disegnare libri per
bambini, per ragazzi, che in fin dei conti lo sanno che... i bambini
lo sanno... che noi illustratori siamo innocui.
Quali sono secondo te –
se ce ne sono - le differenze più caratterizzanti tra pittura
e illustrazione?
Le differenze più caratterizzanti
sono che - questo sempre più in Italia che in altri paesi -
la Pittura viene considerata di serie 'A' e l'Illustrazione una serie
'B' della Pittura. Per tutto il periodo dell'Accademia un pò
ho pagato il fatto di essere un'illustratrice, anche i miei lavori
'pittorici' hanno sempre avuto una 'matrice narrativa' che prevaleva,
e quindi per me era naturale la decisione di mettermi a lavorare nell'editoria,
ma un pochino sono stata snobbata. Per il resto, che ti devo dire?
Che chiunque veda un tela di un pittore e un disegno di un illustratore
sappia definirli in maniera diversa? Si, è così, é
vero. Ma altro è dire che uno è il lavoro di un'artista
e l'altro no, e invece è questo l'inganno in cui spesso si
cade.
E qual è il rapporto tra
illustrazione e parola?
L'illustrazione è parola, utilizza
un altro alfabeto, e non c'è la scocciatura dei punti e delle
virgole che, come potrai ben capire leggendomi, per me purtroppo sono
un optional.
Tu hai lavorato soprattutto nel
settore della letteratura per l’infanzia. E’ stato un
caso o un approdo naturale? Ci sono altri ambiti nei quali ti piacerebbe
lavorare?
Io disegno libri per l'infanzia ed anche
libri di letteratura per ragazzi.
E' stato un approdo naturale, forse dovuto anche al fatto che in Italia
i libri pubblicati con le illustrazioni sono prevalentemente di questo
tipo, ed avendo io iniziato a lavorare da subito, diciamo che il percorso
è stato abbastanza naturale.
Saltuariamente mi è capitato di lavorare anche per altri tipi
di committenza, come ad esempio quando ho illustrato un libricino
per un cd singolo di Max
Gazzè od ultimamente per
un altro gruppo musicale che si chiama Greenwall,
e devo dire che sono state due esperienze interessanti, perché
diverse dal solito.
Io
comunque ogni tanto penso che mi piacerebbe lavorare col teatro, ma
penso a cose forse un pò irraggiungibili, tipo creare le scenografie
per uno spettacolo di Camp
oppure anche di qualche altro regista che predilige le ambientazioni
grottesche, tipo il regista dei Raffaello
Sanzio, ma penso che me lo terrò
come progetto per un'altra vita... chissà se ci saranno anche
loro!
Ogni tanto penso proprio che mi piacerebbe fare tutt'altro, il mio
grande rammarico è quello di non aver avuto voglia di studiare
per diventare veterinaria, ogni tanto invece invidio quelli che viaggiano
il mondo e poi scrivono e pubblicano le guide per i turisti, pensa
che bello!!! Mi piacerebbe inoltre fare un lavoro che mi faccia stare
a contatto con la gente, ma forse poi mi scoccerei presto, perché
sono irascibile e poco tollerante, mi danno fastidio gli stupidi e
i menefreghisti, gli opportunisti e i lenti di comprendonio - se lo
fanno apposta per farti andare fuori dai gangheri - insomma forse
è meglio che continuo a fare quello che faccio, che già
un certo equilibrio raggiunto non è cosa da sottovalutare.
Cosa ha rappresentato, personalmente
e come illustratrice, l’incontro con Harry Potter? Disegni ancora
le sue storie?
Quello di
Harry Potter è un fenomeno
senza uguali, ma trovarcisi in mezzo non dà la possibilità
matematica di capire fino in fondo i contorni di tutta la faccenda.
Sicuramente mi ha dato una visibilità notevole, io posso dire
a chiunque al mondo di essere l'illustratrice italiana di Harry
Potter e questo chiunque sa di
cosa parlo; dal punto di vista lavorativo sicuramente ci sono persone
che mi chiamano perché ho disegnato il maghetto, ma poi forse
altre non mi chiamano per lo stesso motivo, perché pensano
che io posso fare solo un certo tipo di libri. Io ne sono abbastanza
orgogliosa, ed il fatto che in tutti i paesi del mondo sia stato disegnato
diversamente da altri illustratori è una cosa carina secondo
me. Credo che la cosa andrà avanti così, e che disegnerò
anche le altre pubblicazioni a seguire, sarebbe assurdo il contrario.
Ci sono disegni, progetti personali
che stai portando avanti senza committenza, per mostre o altro?
Ho
dei progetti personali, ma trovano sempre l'ultimo posto in graduatoria
perché grazie a Dio le committenze ci sono in continuazione,
quindi chiaramente la precedenza è loro...
chissà, forse però tra un pochino arriva anche il momento
buono per altri generi di cose di cui adesso non parlo perché
è prematuro, ma forse vedranno la luce.
Una mia
mostra inaugurerà proprio oggi (sabato 29 marzo) e poi
ci sarà una doppia inaugurazione il giorno 3 Aprile, alle 18,30
presso la Galleria Stefano Forni a Bologna, in P.zza Cavour 2.
In quell'occasione verrà presentato un libro nuovo scritto
da Roberto Piumini
e illustrato da me, il titolo è Rosaspina.
Tra i disegnatori italiani contemporanei,
c’è qualcuno che ammiri particolarmente? Quali sono i
tuoi punti di riferimento?
Io mi sono comprata il librone pieno di
ritratti di Pericoli,
e certe volte mi siedo sul divano e me lo guardo e riguardo. Come
illustratore di storie mi piace tantissimo Mattotti,
cioè insomma dire che mi piace è riduttivo, quando ero
ragazzina aspettavo con impazienza le uscite in edicola di Vanity
con le sue copertine, e non sapevo neanche il suo nome, non era un
mio mito, ma dovevo avere quelle riviste perché mi facevano
impazzire le sue copertine.
E poi tutto il resto che ha fatto, i racconti a fumetti, a colori,
al tratto, ogni volta ti insegna qualcosa: che a fare sul serio ci
si guadagna!
Non è un mio punto di riferimento, nel senso che non ho ritenuto
il suo stile qualcosa a cui rivolgermi all'inizio della mia ricerca
'stilistica', quello che mi piace 'prendere' da un'artista vero non
è la sua tecnica piuttosto che qualcosa che lo ricordi, ma
piuttosto la sua serietà di fronte a quello che fa.
Non so se mi spiego.
Io
credo che nel mio lavoro ci siano molte cose di cui mi piacerebbe
'liberarmi' ma che invece mi appartengono come la pelle che indosso,
quindi non sono sempre soddisfatta di quello che faccio, però
di una cosa sono più che certa: che il mio lavoro è
il mio lavoro, non scimmiotto nessuno.
Guardati intorno, ci sono delle paccate di libri che puoi metterti
in una mano e tenerli come un mazzo di carte per quanto sono uguali,
poi vai a vedere e scopri che sono di illustratori diversi, che però
appartengono più o meno ad una stessa area, o hanno più
o meno la stessa età, e insomma magari sono arrivati a certe
cose scimmiottando a destra e a sinistra. Io questa cosa proprio non
la capisco, non capisco cosa ci si guadagna ad essere paccottiglia,
già questo mondo tende ad appiattire la personalità
di ognuno, perché arrivarci volontariamente? Quando invece
si avrebbe l'occasione, attraverso una ricerca personale, di tirare
fuori quello che siamo?
Cosa pensi del rapporto tra illustrazione
e nuove tecnologie? Utilizzi il computer per il tuo lavoro?
Si lo utilizzo, e mi piace.
Ho letto di un laboratorio di
illustrazione per bambini che hai gestito in alcune scuole…
Mi racconti questa esperienza?
No, non te la posso raccontare. La può
sapere solo chi mi invita a portare il mio laboratorio nelle scuole!
A cosa stai lavorando in questo
momento?
In questo preciso momento - roba di giorni
- sto aspettando con ansia delle cose. Nell'ordine:
1) la primavera
2) I frutti della primavera
3) Il viaggio che farò in primavera
4) I lavori che farò in casa in primavera in attesa che arrivi
l'estate
5) L'estate
6) I frutti dell'estate
7) Il mare nei tardo pomeriggi d'estate
8) Il mio pancione che lentamente crescerà in estate
9) Il mio bambino che nascerà in estate
10) la sua faccia che mi guarderà per la prima volta in un
giorno d'estate.
Per il resto sto disegnando un pò di libri come al solito,
ma forse dopo l'estate... li farò tutti diversi.
Auguri per tutto, allora! |
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Belvedere
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