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A
Cattolica un Laboratorio attrezzatissimo per i
bambini e i ragazzi, oltre 400 mq. Ora in Piazza della Repubblica.
All’inizio, come accade in molte cose, è stato l’amore
profondo di comunicare ai bambini l’esperienza “sensoriale”
dell’arte nelle sue espressioni e nelle sue tecniche.
Poi questo bisogno si è trasformato in un pionieristico progetto
che all’inizio degli anni ‘80 ha trovato un programma,
una sede, uno statuto e, soprattutto, la guida ferma ed intuitiva
di Marisa Prioli, maestra
e amante dell’arte moderna e contemporanea, coadiuvata in
tempi successivi da altre collaboratrici che ne hanno proseguito
il cammino.
L’occasione propizia venne nel 1980, grazie anche all’utilizzo
di una sede, una vecchia ma fascinosa casa con giardino in via Del
Prete, donata qualche anno prima al Comune di Cattolica che per
volontà testamentaria di Celestina
Re, la donatrice, doveva essere adibita ad uso scolastico
o d’istruzione. E che fu presto trasformata in casa-laboratorio
per le attività artistiche ed espressive rivolte ai bambini
e ai ragazzi della scuola dell’obbligo. Col tempo il laboratorio
è servito anche per attivare corsi e particolari insegnamenti
in ambito artistico ed artigianale per gli adulti. Ma quella fu
una funzione collaterale.
La novità rappresentata
dal Laboratorio per le attività
espressive, come di fatto fu chiamato questo nuovo centro,
nato sotto la direzione dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione
del Comune di Cattolica, fu chiara da subito: educare all’arte
e forse ancora più importante educare alla sensorialità,
allenando gli occhi a vedere, le orecchie a sentire, le mani a toccare,
sensibilizzando la propria creatività.
Sono state la tanta volontà e l’accortezza di sapersi
guardare attorno e saper cogliere gli stimoli e le tematiche nuove
che animavano in quegli anni di “rivolgimenti” i nuovi
indirizzi della didattica applicata a dare impulso al Centro.
Consulente diretta per il primo periodo Renate
Eco, il cui volume A
scuola col Museo continua ad essere editato con immutato
successo; poi, altro punto di riferimento, le esperienze fatte nel
1977 a Milano da Bruno Munari
che tradusse in esercitazioni divertenti e istruttive le visite
dei bambini a Brera,
e i laboratori di Marielle
Muheim, sua assistente e collaboratrice a Cattolica.
Su queste basi e con un continuo
aggiornamento delle operatrici, in contatto con il laboratorio annesso
al Museo Internazionale della
Ceramica di Faenza e con i corsi di formazione che si tenevano
al Centre Georges Pompidou
di Parigi, il Laboratorio cattolichino è cresciuto alimentando
nuovi progetti. Nel corso degli anni si sono avvicendate alla guida
animatrici didattiche diverse e ciascuna ha lasciato una precisa
traccia sperimentale e significativa, Raffaella
Ceccarelli, Ilaria Musio
e oggi Valeria Belemmi.
Dal 1998 si è dato avvio
ad un progetto mirato all’attività didattica sull’arte
moderna e contemporanea in collaborazione con la Galleria
Comunale Santa Croce.
L’idea naturalmente era quella di avvicinare i bambini e i
ragazzi ai linguaggi e ai modelli dell’arte con l’obbiettivo
non tanto di insegnare l’arte, quanto piuttosto di educare
con l’arte, suggerendo nuove modalità sensoriali ed
emotive. Un’occasione per conoscere la realtà che li
circonda con ‘nuova’ attenzione e curiosità,
cercando di fornire una chiave di lettura critica e creativa nei
confronti del sistema percettivo ed emozionale.
I documenti artistici che via
via sono stati presentati in occasione delle mostre temporanee che
si sono succedute nella Galleria,
costituivano pretesti per laboratori ed esercitazioni. Temi diretti
come lo spazio, il segno, la traccia di sé, il corpo, il
ritratto ecc. hanno costituito oggetto di ricerca e di indagine.
In alcuni casi si è trattato anche di aprire una lettura
con tematiche legate al territorio e alla cultura figurativa locale.
Nel corso di una rassegna in
particolare, dedicata ad artisti operanti nel corso del ‘900
tra Romagna e Marche, si è cercato di avvicinare i giovani
al tema del paesaggio e della veduta con risultati soddisfacenti:
del pittore cesenate Teodorani
(1888-1960) sono state “rilette” le sue impressioni
dal vero della marina e del porto di Cattolica; al pittore Carlo
Patrignani (1869-1948) e alla pittrice e ceramista Mara
Verni (1914-1980) sono state condotte le linee guida per
una “riscoperta” dei luoghi della costa e dell’immediato
entroterra.
Anche le espressioni artistiche
della contemporaneità sono state indagate con diversi piani
di lettura. Il primo tentativo è stato fatto in occasione
della mostra Dal segno alla
forma, scultura e incisione dall’Accademia di Belle
Arti di Bologna, mostra tenutasi nell’estate 2001: un’operazione
ancor più stimolante poiché si è voluto accostare
i giovanissimi ai giovani artisti dell’Accademia; ne sono
scaturiti due laboratori, curati da Ilaria
Musio, uno dedicato all’indagine del segno come traccia
e come ritmo, l’altro sull’uso “ingannevole”
dei materiali. La seconda occasione è stata offerta dalle
opere esposte per la mostra Orienti
(di Sara Guberti e Stefano
Tampieri), conclusasi il maggio scorso e condotta da Valeria
Belemmi: un approccio diretto con le opere, prima svolto
con la visita in galleria, con una visione volutamente non “passiva”,
ma vivificata da un coinvolgimento narrativo diretto con l’autore
e il curatore della mostra, seguita da un intervento “traduttivo”,
sempre sul posto, a diretto contatto con i lavori, con l’utilizzo
di tecniche grafico-pittoriche immediate e supporti adatti alle
tecniche utilizzate dagli artisti. Successivi incontri in laboratorio
hanno completato il percorso, le opere degli artisti sono state
vissute e rielaborate nelle motivazioni, nelle scelte dei temi,
nel ricorso a particolari pigmenti o materiali. Sempre divertendosi.
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