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Presentare
un’esperienza di lavoro - e nello stesso tempo di presenza
professionale ed umana - credo possa arricchire non solo per le
possibilità racchiuse in ciò che è stato fatto,
ma per la sensazione tangibile che i limiti possono essere anche
in qualche modo superati, per il raggiungimento di un risultato
inaspettato...
Nel 1983 il Comune di Morciano è stato il luogo dove venne
attivato, per iniziativa dell’USL di Riccione, il Centro
di Socializzazione “Officine Acca” per ragazzi
portatori di handicap psicofisici e sensoriali gravi.
L’ambiente Centro era pensato in modo che i ragazzi potessero
esprimere in maniera congrua le loro abilità attraverso le
attività di laboratorio, esperienze concrete con l’obiettivo
dell’integrazione del Centro col territorio e del territorio
col Centro.
Dal suo inizio venne organizzato il laboratorio di incisione calcografica,
frutto della competenza di Roberto
De Grandis e della voglia di tentare un’esperienza
forse un po’ azzardata per i ragazzi che frequentavano il
Centro.
Il laboratorio c’era e funzionava perché Roberto
era abile nell’offrire una sua capacità tecnica e soprattutto
artistica tale da evidenziare mondi espressivi primordiali, essenziali.
Anche i mezzi e i luoghi erano essenziali: una stanza, gli strumenti
necessari all’incisione, un impegno giocoso per garantire
la presenza, a volte faticosa, di quei ragazzi che partecipavano
alla realizzazione del loro mondo concreto in una stampa.
Riccardo,
Mirco, Franco,
Rita erano gli assidui
frequentatori di quello spazio, dove veniva loro semplicemente spiegata
una tecnica piuttosto complessa.
Con la punta metallica eseguivano quei segni espressivi che rappresentavano
il loro mondo esistenziale: la casa, la mamma, uomini con la sessualità
privi di malizia, il cane, il mare, la croce, simboli che accompagnano
la nostra umanità.
L’acido che doveva provocare l’incisione della lastra
veniva manipolato da Roberto:
troppo pericoloso per le loro mani incerte e ingenue. Nel frattempo
bagnavano la carta su cui sarebbe apparso il risultato finale. La
lastra veniva inchiostrata, pulito il torchio, posizionata lastra
e carta e si dava inizio alla pressatura.
I ragazzi si avvicinavano senza
timore allo strumento che, con una metamorfosi semplice, trasformava
il loro piatto tratto in un’espressione vitale.
Nonostante l’inchiostro imbrattasse le loro mani, si affidavano
fiduciosi a colui che li guidava alla scoperta del segno e della
sua rinascita.
Le stampe venivano successivamente colorate con chine diluite ad
acqua: ognuno col proprio pennello e con la propria abilità
dava colore ad una raltà essenziale che non riuscivano a
descrivere così esattamente con le parole.
In quel laboratorio si fondevano capacità di relazionarsi
tale da coinvolgere ragazzi altrimenti sfuggenti e grande abilità
artistica e creativa da riuscire a trasformare quei piccoli lavori
in piccoli capolavori.
L’incisione calcografica
è stata un’occasione ideale per creare quell’integrazione
che sempre è auspicata per non rimanere chiusi fra le proprie
attività e relazioni, ma per estenderle al territorio.
Un’occasione per coinvolgere istituzioni con un prodotto da
cui emergeva un impegno pratico ma anche un lavoro quotidiano nel
coinvolgere e tranquillizzare ragazzi così fragili.
Una
Mostra dei lavori, con carattere itinerante, ha attraversato i Comuni
della Valconca: partendo da Morciano, passando per Riccione, Cattolica,
Mondaino e Montefiore, stimolo per agganciare le scuole del territorio,
sempre presenti in questi momenti nati per “mostrare”
e per “esserci”. Da questa scommessa è nata una
collaborazione con la Scuola Media di Morciano; una classe ha attivamente
partecipato al laboratorio di incisione calcografica, seguita da
Roberto e con la presenza
coinvolta dei ragazzi del Centro.
Il 2000 ha chiuso un millennio ed è stato anche il termine
di questa esperienza che non si prestava alla ripetizione: la tecnica
poteva essere agevolmente appresa ma era quella intuizione interiore
di Roberto che rendeva
unici i momenti di lavoro e di relazione fra coloro che entravano
in quel mondo fatto di segni e di inchiostro.
Le tracce di questa esperienza si possono ritrovare in diversi uffici
dell’ASL di Riccione
e di Rimini, in una sala dell’Ospedale
Ceccarini di Riccione, al Centro
“Del Bianco” di San Clemente e tra coloro che
hanno apprezzato l’impegno di Roberto
De Grandis e dei ragazzi che lo hanno seguito nel viaggio.
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