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Officine Acca: i laboratori di Morciano di Romagna | di Daniela Palombi

Presentare un’esperienza di lavoro - e nello stesso tempo di presenza professionale ed umana - credo possa arricchire non solo per le possibilità racchiuse in ciò che è stato fatto, ma per la sensazione tangibile che i limiti possono essere anche in qualche modo superati, per il raggiungimento di un risultato inaspettato...


Nel 1983 il Comune di Morciano è stato il luogo dove venne attivato, per iniziativa dell’USL di Riccione, il Centro di Socializzazione “Officine Acca” per ragazzi portatori di handicap psicofisici e sensoriali gravi.
L’ambiente Centro era pensato in modo che i ragazzi potessero esprimere in maniera congrua le loro abilità attraverso le attività di laboratorio, esperienze concrete con l’obiettivo dell’integrazione del Centro col territorio e del territorio col Centro.
Dal suo inizio venne organizzato il laboratorio di incisione calcografica, frutto della competenza di Roberto De Grandis e della voglia di tentare un’esperienza forse un po’ azzardata per i ragazzi che frequentavano il Centro.
Il laboratorio c’era e funzionava perché Roberto era abile nell’offrire una sua capacità tecnica e soprattutto artistica tale da evidenziare mondi espressivi primordiali, essenziali.
Anche i mezzi e i luoghi erano essenziali: una stanza, gli strumenti necessari all’incisione, un impegno giocoso per garantire la presenza, a volte faticosa, di quei ragazzi che partecipavano alla realizzazione del loro mondo concreto in una stampa.

Riccardo, Mirco, Franco, Rita erano gli assidui frequentatori di quello spazio, dove veniva loro semplicemente spiegata una tecnica piuttosto complessa.
Con la punta metallica eseguivano quei segni espressivi che rappresentavano il loro mondo esistenziale: la casa, la mamma, uomini con la sessualità privi di malizia, il cane, il mare, la croce, simboli che accompagnano la nostra umanità.
L’acido che doveva provocare l’incisione della lastra veniva manipolato da Roberto: troppo pericoloso per le loro mani incerte e ingenue. Nel frattempo bagnavano la carta su cui sarebbe apparso il risultato finale. La lastra veniva inchiostrata, pulito il torchio, posizionata lastra e carta e si dava inizio alla pressatura.

I ragazzi si avvicinavano senza timore allo strumento che, con una metamorfosi semplice, trasformava il loro piatto tratto in un’espressione vitale.
Nonostante l’inchiostro imbrattasse le loro mani, si affidavano fiduciosi a colui che li guidava alla scoperta del segno e della sua rinascita.
Le stampe venivano successivamente colorate con chine diluite ad acqua: ognuno col proprio pennello e con la propria abilità dava colore ad una raltà essenziale che non riuscivano a descrivere così esattamente con le parole.
In quel laboratorio si fondevano capacità di relazionarsi tale da coinvolgere ragazzi altrimenti sfuggenti e grande abilità artistica e creativa da riuscire a trasformare quei piccoli lavori in piccoli capolavori.

L’incisione calcografica è stata un’occasione ideale per creare quell’integrazione che sempre è auspicata per non rimanere chiusi fra le proprie attività e relazioni, ma per estenderle al territorio.
Un’occasione per coinvolgere istituzioni con un prodotto da cui emergeva un impegno pratico ma anche un lavoro quotidiano nel coinvolgere e tranquillizzare ragazzi così fragili.

Una Mostra dei lavori, con carattere itinerante, ha attraversato i Comuni della Valconca: partendo da Morciano, passando per Riccione, Cattolica, Mondaino e Montefiore, stimolo per agganciare le scuole del territorio, sempre presenti in questi momenti nati per “mostrare” e per “esserci”. Da questa scommessa è nata una collaborazione con la Scuola Media di Morciano; una classe ha attivamente partecipato al laboratorio di incisione calcografica, seguita da Roberto e con la presenza coinvolta dei ragazzi del Centro.
Il 2000 ha chiuso un millennio ed è stato anche il termine di questa esperienza che non si prestava alla ripetizione: la tecnica poteva essere agevolmente appresa ma era quella intuizione interiore di Roberto che rendeva unici i momenti di lavoro e di relazione fra coloro che entravano in quel mondo fatto di segni e di inchiostro.
Le tracce di questa esperienza si possono ritrovare in diversi uffici dell’ASL di Riccione e di Rimini, in una sala dell’Ospedale Ceccarini di Riccione, al Centro “Del Bianco” di San Clemente e tra coloro che hanno apprezzato l’impegno di Roberto De Grandis e dei ragazzi che lo hanno seguito nel viaggio.

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