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L'Archivio fotografico della Gambalunga | Redazione
Diecimila immagini per raccontare Rimini, nei suoi luoghi e nei suoi personaggi, fra gli eventi straordinari e la quotidianità. Una fragile memoria di carta che trova, nelle antiche sale della Biblioteca Civica Gambalunga, conservazione ideale. Formatosi attraverso le donazioni librarie a partire dalla fine dell’Ottocento, l’archivio riminese ripercorre dunque la storia della fotografia dai suoi primordi con le testimonianze di Andrea Lettimi, di Giovan Battista Spina e dello studio Trevisani.
Accanto alle lastre originali e ai positivi, si conservano numerosissime cartoline, che raccontano di una Rimini già turistica. Ricordiamo, in particolare, la raccolta
“Bagni di Rimini” realizzata dalla famiglia Contessi; significativo ancora l’album dei conti Battaglini, in due volumi, con le immagini delle vicende cittadine dalla fine dell’Ottocento.
Dopo una prima esistenza vissuta ai margini della conservazione, l’archivio fotografico è oggetto di un riordino sistematico all’inizio degli anni Settanta del Novecento, momento in cui avviene anche l’acquisizione del materiale appartenente all’ufficio stampa del Comune di Rimini. A questa si aggiunge l’importantissima donazione dell’archivio
Davide Minghini (1915-1987) da parte della vedova Assunta Brigliadori. Depositato prima presso il Museo della Città, per il carattere artistico, passa in tempi recenti alla Biblioteca, che dopo averlo reso consultabile attraverso riproduzioni cartacee, sta ora provvedendo alla riproduzione digitale.
Un contributo iconografico insostituibile quello di Meneghini alla storia della nostra città: per la documentazione così varia e ricca. Durante la leva militare viene reclutato presso il reparto fotocinematografico dell’aeronautica militare, partecipa alle campagne d’Africa e di Grecia come fotografo a bordo degli aerei. Terminata la guerra, torna a Rimini nello studio del padre dove riprende il lavoro, divenendo corrispondente fotografico de
“Il Resto del Carlino” e dell’agenzia ANSA. Ma sarà la Rimini felliniana del dopoguerra a riempire le pagine della sua storia: la Rimini di “Amarcord”, alla cui realizzazione partecipa chiamato dallo stesso regista alla ricerca di volti caratteristici. Una relazione, quella con il maestro, già iniziata nel 1967 con il volume “La mia Rimini”. Di questo rapporto si parlerà nella mostra che aprirà ad ottobre, in occasione della settimana dedicata a Federico Fellini, dove, accanto all’intero percorso del fotografo, verrà dedicato uno spazio particolare ai documenti felliniani.

 

 

Federico Fellini dietro la macchina da presa: Roma, Cinecittà, set del film "Amarcord": 1973. Foto Davide Minghini
 
La Piazza Cavour e il Teatro Vittorio Emanuele durante il discorso di s.e. Emilio Bodrero: 1933. Anonimo
 

Rimini, Porto canale. Foto Davide Minghini, anni '50

 
Rimini, Piazza Tre Martiri, c.ca 1865 - 1907. Anonimo

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