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Un
amico, lettore attento della rivista da molti anni, mi ha chiesto
come mai negli ultimi numeri le immagini che ne costituiscono il
repertorio fotografico sono accompagnate dalle didascalie, perché
si è ritenuto di attenuare , sono le sue parole, “il
valore delle fotografie come corpus linguistico autonomo, valore
figurativo che prescinde da elementi descrittivi”.
Il nostro lettore, che ricorda la scelta fatta di avere in ogni
numero un repertorio fotografico totalmente autonomo ed estraneo
rispetto ai testi, ha la sensazione che le didascalie rechino danno
al dialogo fra testo scritto e testo per immagini, ne riducano il
valore, possano insinuare l’idea che le fotografie abbiano
un ruolo di accompagnamento ai testi.
Per capire meglio la sua obiezione ho ripreso in mano i numeri degli
ultimi anni, li ho riguardati per verificare se davvero fosse così,
per capire quanto la sua lettura fosse stata attenta.
Non capita spesso di incontrare lettori fedeli, così tanto
complici delle scelte editoriali compiute al punto da temere che
le didascalie possano distrarre dalla lettura dell’immagine.
Per un redattore, per un giornalista è più probabile
incontrare superficialità e piaggeria: “ Ti leggo sempre,
l’ultimo articolo poi è davvero molto bello”,
mi è capitato di sentirmi dire a proposito di un testo con
cui io non c’entravo proprio nulla, di cui non conoscevo neppure
l’esistenza. Quell’amico invece ha letto e guardato
la rivista con cura, al punto da interrogarsi su un possibile cambiamento
grafico-editoriale e, preoccupato, deve essersi detto: “Iniziano
con mettere le didascalie alle foto e da qui a poco useranno le
foto come didascalie dei testi.
Non sono d’accordo.”
In tempi di rapide trasformazioni dei processi comunicativi non
è possibile fornire assicurazioni per il futuro ma, almeno
per il presente, i nostri lettori non corrono questo rischio: continuerà
il dialogo fra testo scritto e testo per immagini, sempre totalmente
autonomo l’uno dall’altro, per quell’arricchimento
reciproco che, stavolta siamo noi a dirlo, da respiro alla lettura,
favorisce la conoscenza, per immagini, di luoghi, attività
, ambiti e temi di riflessione sul mondo della cultura e dei beni
culturali.
Con
questa scelta cerchiamo anche di portare un piccolo contributo personale,
di riflessione, all’interno di un universo comunicativo in
cui tutto è sempre più indistinguibile, in cui le
parole e le immagini sono confusamente sovrapposte le une alle altre;
grazie a questa scelta abbiamo raccontato il Po nel suo percorso
dalle origini fino al delta, abbiamo mostrato il pubblico dei musei
attraverso réportages realizzati da autori con sensibilità
culturali diverse, abbiamo proposto, in più occasioni esiti
degli ormai decennali lavori di rilevamento fotografico svolto dall’Istituto
sull’intero territorio della regionale, proponendo immagini
di teatri, biblioteche, musei, ambienti naturali, raccontando paesaggi
e storie di vita.
Se ci siamo riusciti è perché abbiamo trovato la collaborazione
e la disponibilità di molti fotografi che hanno creduto alla
nostra impostazione editoriale e ci hanno aiutato a renderla concreta
offrendoci il risultato del loro lavoro, il più delle volte
interpretazione di indicazioni suggerite dalla redazione. Con questa
mostra di copertine e fotografie della rivista, li ringraziamo e
rinnoviamo loro la disponibilità per futuri lavori comuni.
Che ci piacerebbe si potesse concretizzare in un repertorio di immagini,
comprese quelle, tutte inedite, che ci sono state concesse per questa
iniziativa.
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