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Marco
Nizzoli è uno degli esponenti italiani più
bravi dell’arte dei fumetti, un disegnatore capace di delineare
mondi meravigliosi con tratto raffinato e sensuale, che ha già
ottenuto notevoli consensi sia in Italia che all’estero.
Nato a Reggio Emilia nel 1968, nel 1990 si diploma all’Istituto
Europeo di Design di Milano. Nel 1991 inizia la collaborazione
con Massimo Semerano, creando la serie «Fondazione
Babele», pubblicata dalla Phoenix di Bologna. Il
suo debutto nel mondo dei fumetti risale però già
alla fine degli anni '80, nello staff di «Alan Ford»,
per il quale realizza alcuni albi e, nel 1991, dà volto al
personaggio di Max Bunker Angel Dark.
Sempre per la Phoenix esce l'albo «Simbaby»
e la miniserie «Raymond Capp», in collaborazione con
Federico Amico. Nel 1995 entra nello staff del
mensile «E.S.P.», di cui disegna due episodi. Dal 1997
collabora con l'Editore 3ntini, per il quale ha pubblicato
Il vizioso mondo di Keto e Il distinto Fleev per il
mensile «Selen».
Per la casa editrice Lo Scarabeo ha realizzato le illustrazioni
per il gioco di ruolo di Nathan Never, i «Tarocchi
Segreti» e l'albo «E.S.P.». Ha partecipato a diverse
mostre collettive e personali.
Nel 1991 ha ricevuto il Premio Albertarelli assegnatogli
dall'ANAFI (Associazione Italiana Amici del Fumetto e dell'Illustrazione).
Attualmente collabora con la Sergio Bonelli Editore (per
la serie «Napoleone») e con l’importante casa
editrice francese Les Humanoides Associes.
Ciao,
benvenuto a Radio Villafranceschi! Ci racconti chi è Marco
Nizzoli, quali sono le tue passioni e come hai cominciato a disegnare
fumetti?
La mia passione per i fumetti è iniziata sull'onda delle
mie letture di comics americani (Uomo
Ragno, Fantastici Quattro,
ecc...) e della visione di tantissimi cartoni animati giapponesi
(Goldrake, Capitan
Harlock, Mazinga,
Heidi), anzi, quando
avevo 12-13 anni il mio sogno era di diventare animatore di cartoni
animati giapponesi!
Hai sempre letto fumetti? Quali?
Ho iniziato con i supereroi americani e Topolino
poi sono passato ad Alan Ford,
quindi al fumetto francese e Bonelli.
Hai disegnato anche «E.S.P.»…
Era un bel fumetto, che ne è stato?
E' vero, «E.S.P.»
era un bel fumetto, con testi originali e personaggi a cui i lettori
erano molto affezionati, inoltre aveva uno staff di disegnatori
di grande qualità. Purtroppo le copie vendute non erano sufficienti
a far sopravvivere la serie oltre il numero 20. Il problema del
fumetto italiano è che la politica del prezzo basso (ma che
necessita di grandi tirature) che si è fatta per 40 anni
incomincia ad essere anacronistica e controproducente.
I tuoi disegni mi ricordano
le atmosfere oniriche di Moebius, i suoi tratti suggestivi: è
una somiglianza voluta o involontaria?
Lo stile di Moebius
mi ha molto influenzato in effetti, anche se non è l'unico
che lo ha fatto. Avevo quindici anni e avevo comprato per la prima
volta «Metal Hurlant», è lì che vidi per
la prima volta Moebius (L'Incal nero) e me ne innamorai
perché non avevo mai visto niente del genere. Io ero abituato
alla 'rozzezza' del tratto dei disegnatori americani di supereroi,
vedendo lo stile di Moebius capivo che si poteva essere raffinati
e allo stesso tempo incisivi senza cadere nella ricerca del 'bello'
fine a se stesso.
Ho
visto i «Tarocchi dei segreti» che hai realizzato per
Lo Scarabeo, sono molto belli: come sei arrivato a disegnarli?
A che cosa ti sei ispirato?
Prima di disegnare il mazzo de «I Tarocchi dei Segreti»
mi sono documentato molto sull'iconografia e simbologia dei tarocchi
dal Rinascimento in poi e alla fine ne ho fatto un'interpretazione
personale, che comunque non si discosta troppo dal mazzo classico
Rider-Waite.
Dal punto di vista grafico ho cercato di creare un mondo a parte,
diciamo parallelo al nostro, in modo che ogni carta separata vivesse
di vita propria ma che allo stesso tempo rimanesse omogenea con
il resto del mazzo. Se uno si volesse divertire potrebbe cercare
le tantissime citazioni di dipinti e sculture, influenze e rimandi
che ho fatto inconsciamente e non.
Quali sono i colleghi che consideri
più vicini al tuo stile o che più ammiri? C’è
qualcuno in particolare a cui ti ispiri?
A parte Moebius già
citato, mi hanno influenzato molto Hugo
Pratt, Pazienza,
Magnus e molti disegnatori
giapponesi fra cui Hayao Miyazaki.
Quali sono opere a fumetti
che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato?
Direi tutto «Corto Maltese» di Pratt,
«Giuseppe Bergman» di Manara,
Pazienza, Bilal,
Robert Crumb, e anche
cose più seriali come «Dylan Dog» ma sono giudizi
troppo soggettivi, l'importante di un fumetto come per tutte le
cose è che appassioni.
Una domanda 'd'obbligo'...
Qual è il rapporto tra fumetto e arte?
Non lo so, è un dibattito che si fa solo in Italia, in America
quando si parla di un disegnatore si fa riferimento alla sua «art»!
Cosa ne pensi del rapporto
tra fumetto e nuove tecnologie? Fai uso del computer per il tuo
lavoro?
Uso il computer per colorare le tavole. All'inizio ero un po’
diffidente ma ora sono convinto che l'uso del computer ha alzato
tantissimo il livello qualitativo dei fumetti, soprattutto per quanto
riguarda il colore.
In Italia, a differenza di
altri paesi, il fumetto è ancora sottovalutato, inteso come
forma d’arte popolare, inferiore: qual è secondo lui
la situazione attuale e quale può essere la via d’uscita?
La situazione attuale è interrogativa, ci potrebbero essere
anche sviluppi positivi ma bisognerebbe cambiare molte strategie
e mentalità...
Conosci il panorama fumettistico
dell’Emilia Romagna? Ci sono molti fermenti…
Sì, c'è tutto il gruppo di Bologna che ruota intorno
alle Edizioni Kappa che fa cose molto belle, mentre a Reggio
Emilia conosco Giuseppe Camuncoli
che lavora per la Marvel ed è molto bravo.
Quali sono i tuoi progetti,
al momento?
Ho appena finito il primo libro di una serie scritta da Michelangelo
la Neve, «Les Jour des magiciens», che uscirà
in Francia in settembre edito da Les Humanoides associes;
sto lavorando alla serie di Bonelli «Napoleone»
e inizierò anche un nuovo progetto con Massimo
Semerano che ha scritto i testi di «Fondazione Babele».
Complimenti! In qualche riga,
proponi una tua apologia del fumetto…
Se si ama la poesia delle immagini, l'avventura non gridata ma sussurrata
e se si vuole essere originali secondo me il fumetto è la
cosa giusta!
Grazie Marco, complimenti per
il tuo lavoro!
Prego e scusa la concisione...
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| Disegni tratti da «Les Jour des magiciens»,
in pubblicazione presso Les Humanoides associes |
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