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Storie da Paz | di Gabriele Muscatello

autoritrattoAndrea Pazienza, Apaz, Andrenza, Traum Fabrik Productions. Tutte queste firme hanno rappresentato le personalità e anche i segni di Pazienza.
Eclettico o «ecletto-sfaticato», come si definiva lui stesso, Paz ha sempre spiazzato il lettore con i suoi disegni, a volte perfetti, a volte caricaturali e a volte solo abbozzati, comunque sempre al servizio di storie 'adulte', emancipate dai generi che avevano caratterizzato il fumetto italiano. Avventure metropolitane (una terminologia buona negli anni ’80), vite ordinarie di ragazzi e delle loro debolezze, raccontate disegno per disegno, senza censure, utilizzando lo stesso slang e i modi dei quei giovani.
Zanardi e i suoi amici Colasanti e Petrilli, sono i protagonisti principali di quelle storie, soprattutto Zanardi. Ma chi è Zanardi? Di sicuro non l’amico del cuore, ma un ragazzo senza paure, un tossicodipendente per noia, cattivo, un vero disgraziato, figlio di genitori divorziati e abituato a cavarsela da solo. Con ogni mezzo: spaccio, furti e omicidi, se provocato. Stessa cosa i suoi amichetti Colasanti e Petrilli. Con questi protagonisti, Paz disegna se stesso, le sue avventure di ragazzo, i suoi sogni e i suoi desideri repressi. E i suoi vizi.
Un salto fino a Pompeo, un altro doppio di se stesso. Pompeo è il suo ritratto più somigliante. E’ il racconto allucinato degli ultimi giorni di vita di una condizione vissuta in prima persona, e di cui Paz sentiva ormai, comprensibilmente, il peso, l’inutilità e la sconfitta.

Zanardi
Zanardi

Scriveva lui stesso a postilla de «Gli Ultimi giorni di Pompeo»: «Così finisce l’ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche un lungo capitolo della mia vita.
Questi s’era aperto 'fumettisticamente' nel settantasette con Pentotal (del quale Pompeo è, forse, l’alter ego invecchiato), e , tra alti e bassi, chiude adesso, nove anni dopo»
.
Nella finzione Pompeo si suicidava alla fine della storia, impiccandosi ad un albero, mentre nella realtà in Pazienza moriva il desiderio di proseguire quella vita che l’aveva accompagnato per nove anni. Almeno per i due anni seguenti.
I personaggi di Paz sono ragazzi che tentano in tutte le maniere di fuggire da una realtà, un mondo, che nella loro mente risulta ostile e disinteressato. La droga come amica e consigliera, lascia a quei ragazzi la possibilità di sentirsi, per i pochi momenti che faceva effetto, liberi dalla paura di quella vita.
Pentotal, Zanardi, Colasanti e Petrilli, e di nuovo Pompeo sono facce della stessa medaglia e riflessi dello stesso Pazienza, che era giovane, e che si sentiva esattamente come loro: fuori posto. Personaggi che rispondevano alla durezza del mondo, con la stessa intensità e voglia di fare del male.
Ma nella tragedia c’è sempre posto per il comico. E nonostante queste storie fossero fondamentalmente tragiche, l’effetto che ne scaturiva era certamente comico e grottesco. Insomma, Pazienza, non si prendeva sul serio e preferiva non scadere mai nel patetico.
In fondo Paz aveva una magnifica indole comica e la dimostrava nelle sue vignette satiriche o nelle tavole con l’indimenticato Presidente della Repubblica Sandro PertiniPertini come protagonista. Le tavole con il 'Pert' rispolveravano il suo passato di partigiano e avevano come 'gueststar' il solito Paz, il fido e sfigato attendente. Uno, Pertini, intelligente, fiero e carismatico - l’altro, Paz, pasticcione, smidollato e stupido.
Situazioni comiche, fra «tralicchi», i tralicci del telefono, da far esplodere per tagliare le vie di comunicazione all’invasore tedesco, e fughe precipitose nella migliore tradizione di Stanlio e Ollio, o, più vicine a noi, alla Totò (Paz ne era un’ammiratore sfegatato) e Peppino.
Tra questi personaggi, ne vivono altri di minori come «l’investigatore senza nome», o Francesco Stella, personaggi che hanno vissuto le loro avventure di carta e pennarello solo per poche pagine, a volte addirittura incomplete per la poca propensione al lavoro che aveva lo stesso Paz, ma sempre divertenti.
Pazienza mi manca, lo dico chiaramente. Oggi, con la 'nuova Italia' con cui abbiamo a che fare ci avrebbe sguazzato, come lo faceva allora, e, raggiunta la maturità (forse!), avrebbe disegnato ancora meglio di quanto non facesse prima.
Alla fine guardo le ultime tavole delle storie che stava disegnando prima della sua morte avvenuta per overdose di eroina, e non capisco la debolezza del suo animo rispetto alla forza creativa che ne scaturiva.
Nell’ultima pagina della raccolta delle storie di Zanardi, Petrilli, l’amico sfigato, muore. Zanna e Colasanti camminano di schiena in un cimitero, e pensano «…si vede che era destino!». A fondo pagina: «il loro destino ha un nome. Andrea Pazienza.»
Ciao.

Pompeo
 
Zanardi

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