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Claudio
Varetto, pubblicitario modenese, ha conosciuto Bonvi
negli anni ‘70 negli studi di Supergulp!
E’ il curatore del sito ufficiale di Nick Carter,
il simpatico detective dei fumetti in TV creato da Bonvi
e De Maria e tornato alla ribalta grazie ad internet.
Sito ufficiale di Nick Carter: www.nickcarter.it
Non ricordo di aver mai sentito raccontare barzellette sull’Olocausto.
Ho letto invece migliaia di strisce delle Sturmtruppen,
una feroce satira contro la guerra, la vita militare e l’esercito
tedesco (e non certo sulle loro vittime).
I soldati dell’esercito delle Sturmtruppen, con il loro finto
tedesco, sono sicuramente i personaggi più noti di Franco
Bonvicini, in arte Bonvi
(1941-1995), uno dei più grandi artisti italiani nel campo
del fumetto, degno rappresentante di quella che Will
Eisner definisce l’arte sequenziale.
«Io non so disegnare,
ma posso disegnare» diceva Bonvi. E in questa frase
sta forse la forza dell’artista. Soprattutto per le Sturmtruppen,
la striscia creata nel 1968, lui non si concentrava tanto sul disegno,
ma sul messaggio che voleva lanciare, sulla battuta, perché
poteva disegnare, libero come si può sentire libero un vero
artista, senza essere troppo preoccupato delle proprie capacità.
Facendo il confronto con altri grandi fumettisti suoi amici come
Magnus e Pratt,
diceva di non saper disegnare ma in realtà il suo tratto,
dalle linee morbide e piacevoli, ricco di retini, fu l’origine
di una vera e propria scuola di fumettisti umoristi, modenesi e
non solo, che prosegue tutt’ora.
Non si può ridurre l’opera di Bonvi alle sole Sturmtruppen:
è come parlare di Leonardo
guardando solo la Gioconda
(scusate il paragone forse esagerato).
Tanti altri personaggi creati dalla sua mano sono diventati parte
della nostra cultura popolare. Suo ad esempio è Cattivik
(1969), lo sfortunato criminale in calzamaglia, parodia di Diabolik,
personaggio che Bonvi regalò a Silver,
suo allievo, e che ora prosegue le sue gesta grazie alla mano di
Massimo Bonfatti. Altre
opere di Bonvi di rilievo sono state le «Cronache
del Dopobomba» (1974), una feroce e cinica striscia
sugli effetti della bomba atomica; e ancora il volume «L’uomo
di Tsushima» (1978), dove si autoritrae nei panni di
Jack London giornalista
nella guerra russo-giapponese. Spesso Bonvi dava il suo volto ai
personaggi che disegnava: avvenne anche per il protagonista delle
«Storie dello Spazio
Profondo» (1969), una divertente saga spaziale con
i testi di Francesco Guccini,
uno «Star wars» ante-litteram. In questi ultimi casi
l’opera di Bonvi diventa davvero «letteratura disegnata»,
la definizione che Hugo Pratt
dava del fumetto.
Per
finire vorrei ricordare un personaggio a cui sono particolarmente
legato: Nick Carter,
il simpatico investigatore che Bonvi creò insieme al regista
Guido De Maria, in una
simbiosi così perfetta che il giornalista Gianni
Brunoro ha recentemente coniato un nome per definire insieme
i due autori: Demarbonvi.
Tra i personaggi dei fumetti degli anni ’70 fu sicuramente
uno dei più popolari e amati. Pur essendo all’apparenza
un personaggio semplice e immediato ha una storia ed uno studio
alle spalle che lo rendono diverso dagli altri. Nick Carter fu il
prototipo del «fumetto in TV», un linguaggio televisivo
nuovo ed autonomo. Oreste Del
Buono definì per questo Nick Carter un «fumetto
extra-fumetto». Per parte mia lo considero 'multimediale'
per eccellenza: un fumetto nato a fumetti per la televisione, poi
passato sulla carta stampata e capace di adattarsi oggi ad internet.
«Pochi maledetti e subito,
vecchio!» disse un giorno Bonvi
a Guido De Maria, quando
gli raccontò di essersi accordato, a sua insaputa, con l’editrice
Panini per un (modesto) compenso in contanti per l’utilizzo
di alcune storie di Nick Carter
in un album di figurine. Un album che si rivelò di grande
successo e che fece fatturare alla Panini, in pochi giorni, alcune
centinaia di milioni di vecchie lire (eravamo all’inizio degli
anni ’70!): se avessero avuto solo una piccola percentuale
sulle vendite i due autori avrebbero guadagnato davvero molti soldi.
Si racconta che De Maria al momento avrebbe volentieri strozzato
l’amico.
Ma così era Bonvi:
un artista libero anche da qualsiasi avidità.
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