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Crepapelle
storia di una collettiva riminese | a cura di Cecilia Coppola
Roberto Ballestracci, senza titolo

«Crepapelle»: tre dei più bei talenti operanti a Rimini – Roberto Ballestracci, Massimo Modula, Alessandro Ripa.
Una collettiva 'per caso' di artisti e di amici, che ha già mostrato i propri 'sogni' in due occasioni differenti: alla Sala delle Colonne lo scorso maggio e al Castello degli Agolanti in ottobre. Due mostre-evento che sono state teatro di una serie di avvenimenti organizzati e spontanei molto vari e di qualità e che hanno dato la misura della forte vitalità artistica, figurativa e musicale, presente nella nostra città.

Nel corso dell'ultima esposizione, legata alla rassegna «Arte-Fatta» dedicata ai giovani artisti dal Comune di Riccione, Roberto Ballestracci ha mostrato una serie di lavori nei quali ha provato ha raccontare quello che può essere contenuto in un giorno di pioggia e nel riquadro di una finestra: la finestra è la tela e il giorno di pioggia è appena un attimo di malinconia monocroma che descrive non certo ciò che sta fuori; e sono volti e ombre essenziali ed eleganti come sculture 'a levare'.

Alessandro Ripa
ha 'giocato', letteralmente, con una espressività infantile e disinvolta, apparentemente semplice, che gli ha permesso di trattare con estrema leggerezza un delicato discorso sull’attuale diffusione della violenza mediatica concepita ormai come inevitabile e talmente dilagante da rendere paradossalmente i suoi fautori innocenti come bambini.

Massimo Modula
, infine, ha affidato l'approfondimento del suo discorso poetico ai personaggi a lui cari i quali rivestono i panni contemporanei degli archetipi di una eterna condizione umana di stupore e inadeguatezza che appartiene a coloro i quali sono troppo puri e dediti ad una sconfinata speranza per poter conformarsi e adattarsi ad una terra così desolata. In questi lavori, dall'espressività 'ingenua' sono accomunati fanciulli, emigranti e cosmonauti, un po' ironici un po' grotteschi, in una poetica della disillusione; se è vero che «difficile non è sfidare la corrente, ma salire nel cielo e non trovarci niente».
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